Non è bello risparmiare o è brutto spendere?
Ogni tanto sui siti di informatica, e più raramente sui quotidiani, si può leggere un articolo sui software open source quali Firefox, Gnu/Linux o Open Office. Proprio di quest'ultimo vorrei scrivere qui.
Oggi ho mandato una email con un allegato in odt. I riceventi erano ben sei (uno è la redazione di un quotidiano), eppure nessuno è riuscito ad aprire l'allegato. Mi sono trovato costretto, quindi, a salvare il documento in doc e rispedirlo.
Molti sostengono che sono gli utenti a fare il mercato, che se un prodotto è usato allora è buono, che non è colpa di chi ha il monopolio se gli altri prodotti, e produttori, fanno la fame. Eppure c'è qualcosa che non quadra. Se ci sono utenti comuni (la stragrande maggioranza), i così detti Luser, che invece di usare un prodotto gratuito per scrivere quattro cazzate in croce usano un prodotto da almeno 100 euro (in licenza studenti), se tutte le scuole usano un prodotto a pagamento anche per far scrivere ai propri studenti le ricerche interne all'Istituto, se una redazione di un quotidiano (uno dei tre più venduti in Italia) non ha neppure un PC con un programma gratuito molto usato, in questo caso OOo, che pensieri possono vagare per la nostra mente?
Uno su tutti, che qui la pirateria è bella abbondante. L'utente medio italiano, all'estero, viene visto come un discreto piratone, e forse non hanno tutti i torti. E' anche vero che gli studenti, ai quali è stato insegnato alle scuole primarie ad usare Office, e poi si ritrovano lo stesso programma nei PC delle università, non hanno poi tutta questa voglia di spendere 100 euro o più per un qualcosa che sono costretti ad utilizzare, e che non trovano necessario.
Quest'ultima affermazione può sembrare paradossale, però se ci ragioniamo non lo è.
Molti pensano che Office sia necessario per entrare nel mondo del lavoro (è da specificare nel Curriculum che si è in grado di utilizzarlo), che ormai è uno standard e nessuna azienda ne farebbe a meno. Eppure, se non lo si compra originale, significa che non è necessario. Facendo un esempio, un'analogia, è necessario sapere scrivere per trovare lavoro, ma è indifferente se si sa scrivere con una stilografica, una penna a sfera o una matita. Una volta che si sa scrivere, lo si fa con qualsiasi mezzo adatto, a seconda delle esigenze e dei gusti. C'è chi userà una stilografica placcata oro, chi una Bic smangiucchiata in cima.
Ecco perché Office o Windows o altri programmi sono piratati, perché sono necessari ma non necessari. Sono prodotti che sono necessari in potenza, ma sostituibili in atto, parafrasando Aristotele.

Ecco quindi che bisognerebbe organizzare una campagna di sensibilizzazione nei confronti di questi programmi. Non tappezzando di pubblicità le città, le riviste o altri luoghi ameni, ma utilizzando questi programmi gratuiti nelle organizzazioni pubbliche, e magari private. Non pagando, quindi, ma risparmiando.
Poi se il Luser continuerà per la sua strada pazienza, vorrà dire che anche la madre degli utonti è sempre incinta.
Molti sostengono che sono gli utenti a fare il mercato, che se un prodotto è usato allora è buono, che non è colpa di chi ha il monopolio se gli altri prodotti, e produttori, fanno la fame. Eppure c'è qualcosa che non quadra. Se ci sono utenti comuni (la stragrande maggioranza), i così detti Luser, che invece di usare un prodotto gratuito per scrivere quattro cazzate in croce usano un prodotto da almeno 100 euro (in licenza studenti), se tutte le scuole usano un prodotto a pagamento anche per far scrivere ai propri studenti le ricerche interne all'Istituto, se una redazione di un quotidiano (uno dei tre più venduti in Italia) non ha neppure un PC con un programma gratuito molto usato, in questo caso OOo, che pensieri possono vagare per la nostra mente?
Uno su tutti, che qui la pirateria è bella abbondante. L'utente medio italiano, all'estero, viene visto come un discreto piratone, e forse non hanno tutti i torti. E' anche vero che gli studenti, ai quali è stato insegnato alle scuole primarie ad usare Office, e poi si ritrovano lo stesso programma nei PC delle università, non hanno poi tutta questa voglia di spendere 100 euro o più per un qualcosa che sono costretti ad utilizzare, e che non trovano necessario.
Quest'ultima affermazione può sembrare paradossale, però se ci ragioniamo non lo è.
Molti pensano che Office sia necessario per entrare nel mondo del lavoro (è da specificare nel Curriculum che si è in grado di utilizzarlo), che ormai è uno standard e nessuna azienda ne farebbe a meno. Eppure, se non lo si compra originale, significa che non è necessario. Facendo un esempio, un'analogia, è necessario sapere scrivere per trovare lavoro, ma è indifferente se si sa scrivere con una stilografica, una penna a sfera o una matita. Una volta che si sa scrivere, lo si fa con qualsiasi mezzo adatto, a seconda delle esigenze e dei gusti. C'è chi userà una stilografica placcata oro, chi una Bic smangiucchiata in cima.
Ecco perché Office o Windows o altri programmi sono piratati, perché sono necessari ma non necessari. Sono prodotti che sono necessari in potenza, ma sostituibili in atto, parafrasando Aristotele.

Ecco quindi che bisognerebbe organizzare una campagna di sensibilizzazione nei confronti di questi programmi. Non tappezzando di pubblicità le città, le riviste o altri luoghi ameni, ma utilizzando questi programmi gratuiti nelle organizzazioni pubbliche, e magari private. Non pagando, quindi, ma risparmiando.
Poi se il Luser continuerà per la sua strada pazienza, vorrà dire che anche la madre degli utonti è sempre incinta.
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