FB's Blog

Daily hardware & software experiences

domenica 30 settembre 2007

Ragazze & Videogames - Parte Prima

Incipit

Una delle domande che più spesso si fa un videogiocatore, soprattutto un videogiocatore online, è quante ragazze pratichino il suo stesso hobby. Sui forum, discussioni di questo tipo sono cicliche e la quasi totalità delle volte non si riesce mai a dare una risposta precisa alla richiesta. Anzi, la discussione abbandona il proprio principale tema e si avventura verso altri lidi argomentativi, quali ad esempio la bravura delle ragazze nei giochi, la loro proverbiale indifferenza verso gli stessi, per shiftare verso apprezzamenti più pesanti: il loro atavico odio verso i divertimenti maschili, la congenita ignoranza nei riguardi degli apparecchi elettronici, per finire con battute volgari sulla loro intelligenza.
Poiché l’argomento interessa anche me, in quanto in famiglia ho delle giocatrici di vecchia data , ho deciso di effettuare qualche ricerca su internet per sfatare vecchi miti e trovare alcune curiosità.

Tutto ha inizio così

L’articolo che mi ha messo in moto per scrivere queste righe è stata una colonna di alcune centinaia di caratteri apparsa sul sito Computers Time. L’articolo è vecchio, essendo datato 15 settembre 2004, ma riporta un’interessante serie di informazioni. In quell’anno partecipò ai WCG (acronimo per World Cyber Games) un clan composto esclusivamente, a parte un componente, da ragazze e, sebbene non abbia vinto premi, piazzò le proprie squadre in buone posizioni nella classifica generale. Da questa pagina, poi, si può anche osservare come le videogiocatrici non per forza debbano essere grasse, brufolose o, detto brutalmente, cesse. Basta osservare la foto di Denise Wong. Ultima preziosa informazione presente è l’elencazione dei clan di CS prettamente femminili presenti a Singapore, ben quattro!
Se in un paese relativamente piccolo (eh sì, perché conta quasi 5 milioni di abitanti) come Singapore le giocatrici organizzate in clan (Per un solo gioco!) sono così numerose, quante ve ne saranno nel resto del mondo?


Denise Wong

Le ricerche

Utilizzando vari motori di ricerca i risultati non sono mancati. Primo clan tutto al femminile che trovo è il [*Girlz*] All Female Gaming Clan , composto principalmente da ragazze americane. Decido quindi di iscrivermi al loro forum per richiedere di persona alcune informazioni. Essendo un giornalista provetto, non ancora iscritto all’albo, impossibilitato a viaggiare, è l’unico modo per racimolare preziose informazioni. Creo un thread nella sezione dedicata alle discussioni OT esplicando i miei proponimenti e ponendo alcune domande. Il giorno seguente torno sul loro forum, e cosa vedo? Questa schermata.


In principio non capivo cosa potessi aver fatto di tanto grave per subire un simile trattamento da parte dell’amministratrice del forum, ma andando a vedere il suo profilo le cose si sono fatte più chiare.
La ragazza, o meglio la signora Starlight , è in cinta di ben 7 mesi e probabilmente durante quegli attimi in cui ha letto il mio thread avrà avuto una delle solite crisi che colpiscono le donne in stato interessante. Cosa ha fatto per trovare sollievo? Mi ha bannato. Dando un’occhiata più accurata all’avatar credo proprio sia andata così, eheh ...


Ho poi chiesto chiarimenti in privato con un secondo account e tramite email, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Primo insegnamento sulle videogiocatrici: mai averci a che fare quando sono in gravidanza.

Si prosegue sulla stessa strada

Continuo a fare ricerche sui vari motori di ricerca e trovo un sito dedicato alle giocatrici, LadyGamers.com . Scorro un po’ la home quando i miei occhi si posano (essendo maschio ed etero) sul bel volto di Jade Raymond. Chi è costei? A parere di molti esperti del settore, della stragrande maggioranza dei videogiocatori e di qualche maniaco che non ha mai visto un videogioco in vita sua, siamo di fronte alla più bella e simpatica Producer di videogames. Attualmente, dopo un passato in Sony e EA, lavora per, e con, la Ubisoft, è alta circa 5 piedi e 7 pollici, è per il 25% di origine cinese, per un altro 25% australiana e per il rimanente 50% canadese, è laureata alla McGill University e ... Credo che vi starete chiedendo come faccia a sapere tutte queste cose su di lei. La risposta è semplice: alcune persone le hanno dedicato un sito come si farebbe con le idol più famose, a questo indirizzo. Messo da parte il pensiero di conoscerla di persona (prima dovrei diventare giornalista professionista, avere un viaggio pagato fino a Montreal, luogo dove lavora, ed essere scelto per un’eventuale intervista con la fanciulla ... insomma, ho più possibilità di fare 6 al superenalotto) la mia mente ha partorito un paio di considerazioni:
- la maggior parte dei videogiocatori maschilisti non sanno che dietro molti grandi videogiochi ci sono belle donne;
- chi posso contattare, e quanto dovrei pagare, per avere almeno l’email di Jady?

Jade Raymond

Sì, ma le videogiocatrici?

Scorrendo ulteriormente la home di Ladygamers si giunge all’ultimo post, che ha quale tema le ragazze del videogaming e riporta i link a due articoli di un secondo sito . Riporto anche qui i link:

Girls Of Gaming 1
Girls Of Gaming 2

Questi due scritti si rivelano particolarmente interessanti perché descrivono l’avvicinarsi al mondo dei videogiochi delle ragazze e indovinate, non vi è alcuna differenza rispetto ai ragazzi! Spinte dalla presenza in casa di un computer, dai fratelli o da genitori particolarmente aperti queste ragazze abbracciano l’hobby videoludico come qualsiasi essere umano di sesso maschile. Invito quindi a leggere le pagine sopra linkate per farvi un’idea più completa delle videogiocatrici, e del mondo torneistico che ruota loro attorno, e che mi ha fatto schizzare alla mente un pensiero: spero di non trovarmi mai di fronte una di queste belve in una partita online!

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giovedì 27 settembre 2007

Schede Video: la fascia media sta morendo?

Spesso un videogiocatore che vuole rifarsi il PC, o solamente decide di aggiornarne il comparto grafico, non ha i fondi sufficienti per acquistare la migliore scheda video in circolazione. Il tapino deve necessariamente cercare un compromesso tra potenza e costo, così volge lo sguardo alle schede di fascia media. Queste schede, almeno parafrasandone il nome, dovrebbero avere una potenza sufficiente per giocare dignitosamente agli ultimi titoli, senza grandi rinunce, ma soprattutto senza spendere una cifra esorbitante.

Oggi però il mercato sta cambiando e le schede video che fanno parte di questa categoria forse non sono più così appetibili per un videogiocatore. A prezzi non proprio popolari vengono vendute schede dalle prestazioni non certo brillanti.

Ad ottobre dovrei comprare il PC nuovo, eppure nessuna scheda di fascia media mi convince. Guardando al passato, la forbice di prestazioni tra le schede video high end e quelle mid-range si è allargata notevolmente, ma soprattutto costantemente.

Per supportare questa tesi ho deciso di fare una piccola ricerca, confrontando le prestazioni e i prezzi di commercializzazione delle schede di tre generazioni differenti. Come fonte per le prestazioni ho utilizzato il sito russo Digit Life, il quale ogni mese, da ben 5 anni, pubblica i 3Digest, articoli dove vengono messe a confronto le prestazioni delle schede video in commercio. Per ogni generazione ho scelto tre benchmark (tutti giochi, non sintentici) e ho fatto la media. Ho assegnato alla scheda video di livello più basso (ad esempio Radeon 9000 e GeForce 5200 per la prima generazione presa in esame) il valore 100 come indice prestazionale. Se una scheda viaggia il triplo più veloce di questa, ad esempio, avrà indice 300. Le schede di ogni casa (ATI e nVidia) saranno comparate separatamente tra loro, così che si possa osservare la strategia di mercato utilizzata.

Il prezzo di commercializzazione delle schede invece è stato recuperato dai siti dei produttori.


Le schede della serie 9 di ATI uscirono tra il 2002 e il 2003. La fascia alta era occupata dalla favolosa 9700 Pro, una scheda che spiazzò completamente nVidia, da poco uscita sul mercato con la serie Ti4.

Come si può osservare dal grafico, le prestazioni delle schede, dalla fascia bassa a quella alta, avevano un andamento crescente costante. Al contrario il prezzo subiva forti accelerazioni ad ogni salto di fascia. La Radeon 9700 Pro andava sì tre volte e mezzo più veloce della Radeon 9000 con i giochi del tempo, ma costava cinque volte tanto.

In casa nVidia la situazione era simile, ma con qualche differenza, che poi ha fatto scuola. Conscia di poter contare su una base di affezionati non indifferente, in quando era presente sul mercato delle schede da gioco da più anni rispetto ad ATI, la casa californiana creò dei prodotti che avevano un gap prestazionale maggiore tra di loro, vendendone comunque in quantità. La scheda video di fascia bassa nVidia era meno performante della controparte ATI, e questa situazione era tale anche nella fascia media e alta (le FX5600 erano delle bidonate assurde, ma comunque vendettero molto).

Altra considerazione che possiamo trarre da questi grafici è che anche con una scheda video di fascia bassa si riusciva a giocare più che dignitosamente. Nel 2003 comprai una scheda low end ATI e non me ne pentii minimamente.


Nel 2005 uscirono le nVidia 6800, che segnarono la riscossa della casa californiana, fino ad allora costantemente sotto, prestazionalmente parlando, ai canadesi di ATI. Buttando un occhio ai grafici si può osservare che le schede video di fascia bassa furono completamente affossate, rendendole inutili per il pubblico dei videogiocatori. Queste schede da 80/100 euro, d'ora in avanti, sarebbero state esclusivamente oggetto di interesse per PC da ufficio o poco più. Le due case, infatti, consce che il mercato delle schede low end era poco remunerativo, e che i videogiocatori avrebbero speso comunque una bella somma per aggiornare il PC, alzarono la soglia minima per un'esperienza ludica apprezzabile alle schede mid-range.

Altra cosa da notare è il periodo d'oro, cominciato con la serie 9500Pro di ATI, proprio delle schede video di fascia media. Sempre osservando i grafici, le prestazioni di queste schede, rispetto a quelle di fascia bassa, aumentavano in proporzione maggiore rispetto al prezzo. Ad esempio la 6600GT, vero must have del periodo, viaggiava ben 4 volte più veloce della 6200, ma costava appena due volte e mezzo di più. Nello stesso periodo le schede di fascia alta, finalmente, cominciarono ad avvicinare il rapporto di 1:1 tra l'aumento di prestazioni e l'aumento di prezzo.

E' da notare, ancora, che ATI tende a privilegiare una certa uniformità di crescita prestazionale tra le varie fasce, mentre per nVidia questi salti son ben più elevati, così da invogliare il videogiocatore a spendere di più.


Ed eccoci ai giorni nostri, nell'era delle GeForce 8800 e Radeon 2900. Cosa si può evincere dal grafico? Che le schede di fascia bassa continuano ad essere inutili ad un videogiocatore, e che le schede di fascia media si stanno pericolosamente avvicinando a questa situazione. Prendiamo ad esempio la 8500GT, la 8600GTS e la 8800GTS da 320MB. La seconda è circa il doppio più prestante della 8500GT ed è più costosa nella stessa proporzione. La 8800GTS, però, è più veloce della 8500GT di ben 5 volte, costando appena 3 volte di più. Osservando i prezzi, 200 euro per la 8600GTS e 300 euro per la 8800GTS, non può che passarmi per la testa qualche pensiero: che anche la fascia media, come è accaduto alla fascia bassa, stia per diventare un bluff? Sarà davvero necessario spendere almeno 300 euro per godersi i videogiochi in futuro?


Personalmente cercherò di trovare le schede video di fascia alta della generazione precedente a buon prezzo, poiché le ultime novità (vedi Directx 10) non vengono sfruttate se non dopo molti mesi.

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martedì 25 settembre 2007

Linux si è fatto semplice

Quando cerco di convincere qualche amico ad installare GNU/linux, dopo che a questi è piaciuta una distribuzione live, come Knoppix, mi sento rispondere spesso che il sistema del pinguino poi sarà troppo complicato da configurare, che si farà tutto attraverso la linea di comando, che si dovranno cercare i pacchetti da installare in giro per il web e via di questo passo. I soliti preconcetti che girano per la rete da tempo immemore.

Questo poteva essere vero fino ad un paio di anni fa, ma ora la situazione è cambiata radicalmente. Utilizzo Linux da Fedora Core 1, uscita nel novembre 2005, e di passi in avanti ne sono stati compiuti molti, fino all’attuale Fedora 7. Prendiamo come esempio l’installer di questa distribuzione, il cui nome è Anaconda. L’installazione avviene graficamente, il tutto attraverso l’uso del mouse. Non bisogna digitare nulla, se non gli indirizzi di rete nel caso si vogliano configurare manualmente (anche se si può sempre usare la configurazione automatica) e le password dell’user e dell’utente root.

Una volta installato il SO basta aprire una volta la console per installare yumex, il pacchetto rpm di livna e Java, il tutto attraverso cinque semplici comandi. D’ora in avanti per installare qualcosa basterà utilizzare l’interfaccia grafica.

Si apre Yumex e si scelgono i programmi che servono, selezionandoli. Una volta dato il via all’installazione, ci penserà yum a gestire le dipendenze. L’utente non dovrà far altro che aspettare di aver tutto configurato in automatico: driver della scheda video, Ati o nVidia, aggiornamenti dei programmi, programmi interi o singoli codec.



Yumex in tutto il suo splendore.

Quando iniziai a utilizzare GNU/linux le cose erano molto diverse, e non è passato molto tempo, appena due anni, come ho accennato più sopra. Per installare i driver video bisognava sudare non poco, in quanto avveniva tutto a linea di comando, editando file di sistema, e se qualcosa andava storto, spesso potevate fare ciao con la mano a X, il server grafico di Linux. Mi ricordo che trovai i comandi esatti per configurare i driver nvidia, quando utilizzavo Fedora 4, su un forum ungherese. Oppure, da Fedora 3, il Kernel non riusciva ad utilizzare l’UDMA delle porte ATA mentre si utilizzava un HD Sata, con i chip set Intel 865 e 875. Il tutto era risolvibile “solamente” ricompilando il Kernel.

Insomma, non erano tutte rose e fiori, ma ora sembra che il pinguino funzioni per il meglio. Fedora 7 mi ha veramente stupito. Almeno nell’utilizzo normale, quello da semplice utente SoHo, cioè di produttività personale, l’attività si svolge senza intoppi.

Avevo iniziato ad utilizzare GNU/linux per tre motivi: per ampliare le mie conoscenze, perché vi è sempre qualche problema da risolvere, e perché è un SO gratuito e gradevole da utilizzare. Ma ora che tutto funziona senza che io debba fare nulla, o quasi, è venuto meno il secondo punto. Che debba installare Windows Vista per saziare la mia sete di bug (almeno fino all’arrivo del SP1)?

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lunedì 24 settembre 2007

New Economy Versus Old Economy

Chi segue Forbes, o meglio la classifica che stila ogni anno sugli uomini più ricchi del globo, noterà come molte posizioni siano occupate da uomini legati al mondo dell’ICT (Acronimo per Information and Communications Technology). Al primo posto vi è il solito Bill Gates, con un patrimonio di 56 mld di dollari, al terzo c’è Carlos Slim Helù del colosso Telmex, all’undicesimo Lawrence Ellison di Oracle, alla posizione numero ventisei Brin e Page di Google, e via di questo passo. Proprio nelle posizioni seguenti a quella occupata da Gates, però, negli ultimi anni hanno fatto capolino uomini non legati strettamente al mondo dell’ICT, attraverso una crescita sorprendente. Al secondo posto vi è Warren Buffett, un finanziere statunitense, al quarto posto Ingvar Kamprad, proprietario di Ikea, al quinto Lakshmi Nivas Mittal, fondatore e amministratore di una delle aziende leader dell’acciaio nel mondo. Molti altri multimiliardari, non legati al mondo delle telecomunicazioni e dell’informatica, stanno scalando posizioni su posizioni in questa particolare classifica. La vecchia economia, piano piano, si sta riportando sotto, mostrandosi più solida della new economy. Rispetto ad un boom iniziale, infatti, le aziende “nuove” stanno incontrando notevoli problemi, legati soprattutto alla ricerca di un fatturato solido. Forse un controsenso per chi di solido non produce nulla. Solo porzioni di codice e servizi in molti casi, oggetti del tutto impalpabili. Sarà forse per questo che le aziende legate all’economia del vecchio secolo si trovano in così buona salute? Forse perché è abbastanza difficile scaricare un divano Ikea con il mulo o un torrent?

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