E’ incredibile come nei paesi orientali, specialmente Giappone, Cina e Taiwan, i siti di informatica (gli equivalenti di DinoxPC) siano “completi“. Non solo trattano di hardware e software, non solo si spingono in tematiche limitrofe (scienza, educazione, biologia, tematiche militari, ecc), non solo hanno forum vastissimi: trattano anche di ragazze. O, per meglio dire, di standiste.
Sui siti nostrani è difficile rinvenire articoli che parlino delle standiste o mostrino più di un paio di fotografie sulle belle ragazze che promuovono i brutti prodotti (una legge di marketing recita così: più il prodotto è scarso, più la ragazza deve essere bella).
Il sito cinese diybbs.zol.com.cn, il quale tratta di argomenti inerenti tutto il mondo IT, ha tra i propri partner il sito photo.xgo.com.cn .
E cosa vi è in quest’ultimo sito? Una collezione immane di foto di ragazze, di standiste o, comunque, di esseri di sesso femminile che hanno partecipato a qualche manifestazione di informatica o di auto.
Ormai gli orientali non hanno più nulla da imparare da noi italiani, e lo dico da emiliano-romagnolo: il binomio auto e donna non è più esclusiva italica. Però questo credo sia un bene … o no?
Gartner, una delle più grandi aziende al mondo riguardo le indagini di mercato, ha pubblicato uno studio sulla diffusione dei vari sistemi operativi per smartphone da qui al 2015. Un piccolo sunto di tale ricerca è disponibile a questo indirizzo.
Se non genererà meraviglia il pronostico dell’ascesa di Android dal 22,7% al 48,8% dello share di mercato, lo farà sicuramente l’ipotesi di un windows 7 mobile al 2° posto tra i SO. Il sistema operativo di Redmond passerà, in 4 anni, da un misero 4,2% ad un più che dignitoso 19,5%, soprattutto a svantaggio di Symbian. Devono aspettarsi molto queli di Gartner da Microsoft. E la Apple con l’iPhone?
Qui la situazione è più complicata. Si pronostica un’ascesa dello share di iOS fino ad inizio 2012 al 19,4%, per vedere poi una sua caduta costante fino al 2015, con uno share di mercato del 17,2%. Questo non significa che gli iPhone venderanno meno (guardando la tabella la base di utenza quadruplicherà, passando da circa 50 milioni di utenti a quasi 200 milioni) ma che i concorrenti venderanno di più.
Cosa si può dedurre da questo? Che Nokia utilizzerà W7 Mobile anche su cellulari di fascia bassa, allargando così l’utenza degli smartphone, e che Android si farà strada anche nei terminali più economici. Sembra proprio che i cellulari classici, con lo schermo minuscolo e utilizzabili solo da tastiera possano, se non scomparire, ridursi ad una nicchia di mercato.
Ci sarà da fidarsi di questo studio? Sinceramente non saprei dirlo, però sarebbe un bel passo in avanti nel mercato dei cellulari.
Non è la prima volta che sul mercato italiano viene lanciato un prodotto straniero con un nome che a noi suona divertente o di dubbio gusto. Questa volta è il caso di Roccat, la quale, famosa per le periferiche di gaming, ha lanciato sul mercato un nuovo paio di cuffie. Il nome? KULO.
La qual cosa potrebbe anche essere voluta. In una delle prime partite a Counter Strike 1.6 venni insulato da un anglosassone (sinceramente non ricordo se realmente lo fosse, ma aveva un ottimo accento anglofono) perché venni killato per ultimo da un terrorista, facendo perdere la partita alle forze antiterrorismo. Fui così apostrofato (tradotto): “Ma non hai sentito che stava arrivando da destra? Stavi ascoltando col culo?“. Sinceramente non ero ancora armato degli ultimi mezzi tecnologici, e la mia scheda audio era una vetusta Sound Blaster AWE 32, pensate un po’ voi: il suono 3D me lo scordavo.
Similmente molti criticano chi non ha i propri gusti musicali: “ma stai ascoltando col culo?“. Oppure, se non senti una frase e chiedi di ripeterla: “ma hai le orecchie nel culo?“.
Ora, grazie a Roccat, non dovremmo più sentirci in colpa. Se qualcuno proverà a demoralizzarci a suon di insulti potremmo rispondergli, pacatamente: “scusa, ma stavo ascoltando col kulo …“.
Ci risiamo, ancora una volta la stessa storia. I gestori del social network più noto al mondo, Facebook per chi non ci fosse ancora arrivato, avevano deciso che le applicazioni sviluppate da terzi avrebbero avuto un accesso esteso ai dati relativi a indirizzo fisico e numeri di telefono degli utenti iscritti.
Certo l’utente sarebbe stato avvisato – e dunque consapevole – di spogliarsi di qualunque segreto personale, di concedere l’utilizzare di quei dati per fini pubblicitari o chissà per quali altri scopi. Solo che avrebbe dovuto leggere un “intero papiro” per capire che quella finestrella serviva a concedere tutto questo… e forse avrebbe accettato comunque.
Ora pare che la cosa sia stata temporaneamente sospesa ma, diciamocelo chiaro, chi gestisce una marea di dati come quelli nelle mani di Facebook, davvero credete sia così “fesso” da non sfruttarli a proprio vantaggio?
Facebook is the evil? E no, cari miei. Voi siete dei babbei! Babbei, si, babbei fino in fondo! Se non fosse così, mi piacerebbe sapere a quale scopo avete fornito tutte quelle informazioni a Facebook. Pensavate che queste avrebbero occupato spazio all’interno dei loro database così, inutilmente? Pensavate davvero questo? L’ho già detto… Babbei!
Stavo rimettendo a posto la mia camera delle meraviglie (aka il mio piccolo laboratorio, non la considero nemmeno la camera da letto, eheh) quando, dopo aver spostato l’ennesimo componente, mi sono meravigliato di quante marche, più o meno famose, siano scomparse nell’arco degli ultimi tre lustri. Così, ricordandole, mi sono venute in mente quelle schede che, anni fa, mi sarebbe piaciuto possedere e che, soprattutto per motivazioni economiche, non ho potuto avere tra le mani.
Penso così a Soyo, e alla sua scheda per socket 478 SY-P4I875P DRAGON 2 nella versione Platinum Edition, con il PCB argentato e i connettori viola, alla Epox e alla mai dimenticata 8rda3+, l’unica scheda socket 462 capace di rivaleggiare con la NF7-S 2.0, anche questa realizzata da un’altra grande marca ormai scomparsa, ABIT. Di quest’ultima mi vengono in mente anche la IC7-Max3, la AN7 e le ancora più anziane VH6T e ST6, delle fantastiche schede madri per socket 370. E in questa carrellata come si fa a dimenticare DFI, la quale recentemente ha abbandonato il mercato retail? Quanti ricordi risveglia in un overclocker la sigla NF4 Ultra-D?
Oltre a questi mostri non vanno comunque tralasciate marche meno prestigiose ma che comunque sono state ottime, come QDI o Soltek. E nelle schede video? Anche qui tanti marchi sono scomparsi. Ricordo con nostalgia STB, assorbita da 3Dfx e poi fallita, Diamond, resuscitata recentemente, ma solo di nome, Orchid, famosa durante l’era delle Voodoo 2, e ancora i produttori di chip, come S3, Cirrus Logic, Rendition e tante altre.
Ricordando tutto ciò, quello che queste compagnie hanno realizzato, la loro nascita e la loro morte, sento di concordare con chi dice che un anno nel mercato informatico è pari a più di una decade nel mercato tradizionale. Davvero troppi cambiamenti ed eventi sono avvenuti in così pochi anni. Ho solo 27 anni e, alla luce di questo, mi sento già un vecchio prossimo alla pensione, in quanto a ricordi (informatici). Forse è proprio questo il bello dell’informatica, anche se risveglia in me una certa nostalgia.
E’ incredibile come in queste ultime settimane vi sia un climax continuo riguardo la censura web e la limitazione della libertà dell’individuo. Senza stare a parlare di Wikileaks e della paura che i nostri politici e governanti nutrono nei confronti di internet e del mezzo multimediale in generale, mi spaventa soprattutto il pensiero della gente comune, il popolo villico, per essere politicamente scorretto. In particolare mi vorrei soffermare su due affermazioni che sono state pronunciate nel programma “Pomeriggio sul 2″ questa settimana, entrambe le volte mentre si parlava della scomparsa di Yara. In una puntata Irene Pivetti propugnava l’idea di riempire città, strade, case, palazzetti dello sport, supermercati, ed ogni edificio pubblico e privato di telecamere di sorveglianza, in quanto la perdità di libertà è secondaria rispetto alla salvezza anche di una singola vita umana. In un’altra puntata Samanta DeGrenet auspicava la creazione di un programma, a cura del Governo italiano, da installare nel PC famigliare per impedire ai ragazzi (ma anche agli adulti) di frequentare determinati siti e utilizzare determinati programmi di messaggistica, in quanto i genitori non hanno il tempo di seguire i figli, la scuola non da gli strumenti adatti e la coercizione è superiore all’educazione in questo ambito: “non ti spiego perché non devi usarli, semplicemente ti vieto di usarli”. Naturalmente queste proposte hanno sollevato l’entusiasmo del pubblico in studio, sebbene dette da donne tutt’altro che … ed ho detto tutto (cit. Peppino de Filippo in “Toto’, Peppino e la malafemmina”)
Alla luce di questo, mi domando come si possa pretendere che i bambini e i ragazzi di oggi possano crescere indipendenti e sani civicamente. I genitori prediligono la strada semplice della forza nell’educazione (come in 1984 di Orwell: l’ignoranza è forza), e questo crea una generazione di cittadini privi delle basi critiche e culturali necessarie per sfruttare pienamente gli strumenti tecnologici che vengono loro messi a disposizione. Le telecamere sarebbero, secondo il pensiero burino, un utile strumento per evitare di insegnare ai figli di non fidarsi degli sconosciuti, mentre il fantasticato programma del ministero eviterebbe ai genitori quella noiosa e ripetitiva tiritera giornaliera per spiegare ai figli i concetti di bene e male, così difficili da rendere nelle scale di grigio.
A questo punto mi chiedo: non sarebbe il caso di chiudere baracca e burattini, gettare i computer e gli strumenti multimediali nel fuoco e tornare al medioevo a spaccarci la testa a mazzate? Almeno i genitori non avrebbero più il terrore che i figli si possano chiudere in camera a guardarsi qualche porno: una sana rissa per strada è la vera civiltà.
Le prime implementazioni del sistema operativo Google Chrome OS mi hanno permesso di riflettere molto sui possibili contesti che la tecnologia metterà di fronte all’uomo in un prossimo futuro. Scenari come quelli di Orwelliana memoria potrebbero diventare realtà? Certo che si, ma sarebbe solo una delle tante eventualità.
Con Chrome OS Google ha deciso di realizzare uno dei sogni che nei primi anni ’90 si concluse in un semi-fallimento: all’epoca, per mantenere bassi i costi di manutenzione e di acquisto dei sistemi di computing si pensò che fosse corretto utilizzare un’architettura comprendente un sistemone centrale e tanti thin-client ad esso collegati con sole funzioni di base ed un hardware molto modesto. L’idea poteva essere interessante ma la miniaturizzazione da una parte ed i problemi di connettività, sicurezza e spazio fisico da dedicare al “cervellone” dall’altra hanno reso la vita molto difficile a questo tipo di architettura.
A distanza di vent’anni da quella prima avventura, alla quale peraltro aveva partecipato anche Eric Schmidt, oggi CEO di Google, le cose sono molto cambiate ma forse non le idee di base. Basti infatti pensare a quel “cervellone” come alla rete di sistemi nella Cloud, alla primordiale rete di computer come l’attuale rete Internet ed ai thin-client come ai netbook odierni, magari in una versione ancor più semplificata e poco costosa. Ecco dunque rispolverata una vecchia architettura.
E con tanto di vantaggi. Sarà possibile avere a disposizione tutti i dati ed i programmi che usiamo quotidianamente anche senza avere un “computer nostro”. Ogni cosa sarà online su un nostro account e sarà installabile/gestibile da un qualunque computer. Da casa in ufficio non avrò bisogno di portarmi dietro il “pezzo di hardware” e così quando mi troverò in un posto lontano dalla mia solita postazione… Al massimo ne affitto uno!
Bello? Aspettate a dirlo. Aspettate! Esiste un problema di cui nessuno parla realmente. Nel suo annuncio, tanto per tornare a Google, questi afferma che i dati dell’utente sono criptati. Vero o no, la crittazione avviene sempre lasciando una porta di accesso a chi fornisce il servizio Cloud: oggi i sistemi di questo genere prendono in carico i dati criptati ma nel momento in cui l’utente richiede un’elaborazione, i dati vengono decrittati sul sistema Cloud, elaborati, nuovamente cifrati e poi spediti al client. Il punto debole dunque è proprio nell’operazione di decrittazione che fa sì che i dati risiedano in chiaro su sistemi di terze parti, nonostante tecnologie per elaborare dati criptati senza decifrarli esistano già da tempo.
Senza far troppi giri di parole, è chiaro che il fornitore del servizio Cloud potrebbe fare ciò che vuole di questi dati: usarli per scopi di marketing a nostra insaputa è solo una delle possibilità meno lesive dei nostri interessi! Torniamo perciò ad Orwell… Con la nostra memoria – foto, immagini, documenti, cosa abbiamo fatto e dove siamo stati, chi abbiamo chiamato o visto, quando e cosa gli abbiamo detto – nelle mani di una o più grosse organizzazioni, il nostro passato non è più nostro. Ed è un passato modellabile a piacere di chi manovra i fili. Le notizie riportate dai giornali di qualche anno fa potrebbero essere modificate insieme ai nostri ricordi per renderli coerenti con la nuova situazione; noi difficilmente potremmo ricordare esattamente come stavano le cose (i ricordi della nostra mente col passare del tempo si affievoliscono e sono facilmente manipolabili) e tutto sommato accettare il nuovo passato.
Con questo non voglio essere catastrofista ma solo capire perché, in un contesto in cui i dati personali diventano l’unico vero bene di valore per ognuno di noi, non vengano adottate misure adeguate per gestirli al meglio.
Ho comprato da un po’ Monkey Island 2: Special Edition su Steam ma, sarò sincero, non mi prende tanto quanto mi ha preso, a suo tempo, MI2 in versione originale. Pensando e ripensando a questo fatto, mi sono accorto che tale sentimento non è dovuto alla mia ritrosia nei confronti dei remake o dei rifacimenti grafici dei vecchi giochi, quanto al dispiacere di vedere rifatti solo quei giochi che ormai sono sulla bocca di tutti, che siano stati giocati o meno. Monkey Island 2 lo associo spesso a Oscar Wilde: è lo scrittore più citato ma è anche tra i meno letti. Personalmente ho letto buona parte delle sue opere (compreso il De profundis, a mio parere il suo scritto più bello) però, se devo essere sincero, da quando mi sono accorto che tutti lo citavano senza conoscerlo, mi è passata la voglia di continuare a leggere le sue opere: cani e porci ricordano Wilde. La stessa cosa mi è capitata, quindi, con Monkey Island 2. Perché rigiocarlo? Personalmente non mi dispiacerebbe che venissero rifatti graficamente giochi meno conosciuti ma altrettanto validi. The Day of the Tentacle lo reputo superiore a MI2, eppure non lo conosce quasi nessuno. Ugualmente Space Quest 6 sarebbe davvero un bel titolo da riportare in auge. E perché no, anche il primo Simon the Sorcerer, seppure con qualche difetto, è stato una grande avventura grafica.
Sfortunatamente solo la saga di Monkey island gode di tale privilegio, proprio come Oscar Wilde tra gli scrittori, forse perché è l’unica saga che potrebbe venire comprata anche da chi non ha mai giocato avventure grafiche (molti che hanno comprato MI2:SE lo hanno fatto per il passaparola di amici o perché MI è un nome che ricorre spesso): chi comprerebbe mai The Day of the Tentacle o Space Quest 6, oggi?
Io a volte mi chiedo il perché di determinate scelte, perché qualcuno con una preparazione del “sentito dire” su determinati argomenti abbia deciso di mettersi a scrivere come fosse il guru, il poeta vate. Io amo affrontare un certo discorso solo se ho le necessarie conoscenze, quelle dell’aver “toccato con mano” per intendersi, ma evidentemente non tutti hanno la stessa idea. D’altro canto viviamo in un Paese libero e questo permette a chiunque di improvvisarsi quel che vuole ma permette a chiunque altro di dire la propria.
Stamane leggo su “Il Sole 24 Ore” questo titolo: “Studenti in classe con il ‘muoversi’ e dal 2011 supplenti chiamati per sms e mail”. Il titolo in realtà non è proprio così in quanto mi sono permesso di tradurre letteralmente la parolina che l’ignaro e confuso giornalista aveva scritto al posto di ‘muoversi’. Quale parolina? BUDGE. Dico, BUDGE.
Ed ecco che torniamo dunque al mio iniziale dilemma. Perché qualcuno che un BADGE (e stavolta dico BADGE) nella migliore delle ipotesi l’ha solo visto da lontano, senza mai toccarlo e sapere com’è fatto e cosa c’è sotto si mette a parlare di BADGE? Potrebbe anche evitarselo questo inglesismo e questa figura barbina e scrivere CARTELLINO DI IDENTIFICAZIONE. Anche perché, forse colto da un dubbio amletico, dopo aver scritto un paio di volte budge poco più sotto pareggia i conti e scrive correttamente budge un altro paio di volte. 2-2 palla al centro!
In redazione c’è molto fermento attorno ad alcuni test che stiamo eseguendo sui dischi SSD. Come molti di voi sapranno una delle tecnologie che meglio permette di ottenere prestazioni elevate e costanti nel tempo da questo tipo di soluzione è quella indicata come TRIM. Ne avevamo ampiamente discusso in occasione dell’uscita di Windows 7, primo sistema operativo a garantirne il pieno supporto.
Primo e per ora anche unico: Linux manca ancora di supporto ufficiale nonostante il file system Ext4 preveda una rudimentale implementazione che non è però ottimizzata e BtrFS che ci sta provando ma fino a che non sarà disponibile la nuova versione del Kernel TRIM non potrà essere utilizzato.
Apple, invece, ha immesso sul mercato i nuovi sistemi e per questi garantito la possibilità di scegliere come opzione un disco SSD. Ovviamente non vi è traccia di supporto alla tecnologia TRIM nel sistema operativo della mela. Io scommetterei che in un prossimo futuro l’azienda venderà nuovi sistemi con dischi SSD spacciandoli per essere veloci il doppio rispetto a quelli attuali grazie alla nuova tecnologia appena inventata. La chiamerà iTRIM e tutti ne parleranno!
Ultimi commenti