(Aggiornato il 29/10/2011) La volontà di HP di dismettere le attività legate alla divisione Personal Systems Group che produce e commercializza sistemi PC, oltre che uscire dal mercato dei tablet e dei sistemi operativi mobile ha destato l’interesse di molti. A questo punto ci si chiede cosa ne sarà del mercato dei PC, visto che l’azienda americana dispone oggi della più grossa fetta del mercato mondiale dei PC con una quota pari a circa il 20%.
Trattandosi di una decisione storica che, dal momento in cui è stata annunciata ha già creato mille ipotesi, smentite, conferme ed evoluzioni inattese, ho deciso di fare una cronistoria degli accadimenti e di tenerla aggiornata. Sono certo che ci sarà da parlarne ancora per molto tempo.
18 Agosto 2011: HP annuncia di voler terminare l’avventura nel settore di smartphone e tablet abbandonando il progetto webOS e la commercializzazione di tutti i dispositivi basati su di esso. In aggiunta il produttore vorrebbe vendere o effettuare uno spin-off della divisione Personal Systems Group che si occupa del business dei PC.
19 Agosto 2011: i tablet TouchPad subiscono una riduzione di prezzo che li porta a 99 dollari e 129 dollari rispettivamente per il modello da 16 e per quello da 32GB. In poche ore vengono azzerate tutte le scorte di magazzino!
29 Agosto 2011: dopo le insistenti voci che vedevano Samsung avvicinarsi ad HP per l’acquisizione di uno o più business, si scopre che l’azienda coreana ha già reclutato l’ormai ex Vice Presidente della divisione PSG Raymond Wah ma il colpo potrebbe essere quello dell’acquisizione di webOS per competere testa a testa contro Apple e Google.
29 Agosto 2011: in una intervista rilasciata a Reuters HP ha affermato di preferire uno spin-off della divisione personal computer più che una cessione. L’azienda starebbe al momento valutando le grosse implicazioni che una simile operazione comporterebbe e si è data tempi dell’ordine di 12 – 18 mesi.
Il portavoce dell’azienda ha affermato: “We prefer a spin-off as a separate company and the working hypotheses is that a spin-off will be in the best interests of HP’s shareholders, customers and employees. However, we have to complete the diligence process and validate this assumption, including fully understanding the dis-synergies in separating the PSG business from HP.”
30 Agosto 2011: HP rimette in produzione un nuovo batch di tablet TouchPad che saranno resi disponibili sul mercato nelle settimane a seguire. Evidentemente le forti vendite stimolate da prezzi competitivi hanno riacceso l’entusiasmo in HP che ora dichiara di essere disposta a riprendere il discorso tablet ma solo dopo aver deciso le sorti della divisione PSG.
08 Settembre 2011: il nuovo batch di tablet TouchPad è già stato completamente venduto ed entro 6 / 8 settimane tutti coloro che hanno effettuato un ordine riceveranno il proprio tablet a 99 dollari o 129 dollari. I numeri precisi dell’operazione non sono stati svelati ma si pensa che possano essere realizzate anche 100.000 unità .
20 Settembre 2011: si delinea la volontà di creare uno spin-off della divisione PC di HP che senza troppa fantasia, ma forse utile a mantenere un certo grado di continuità , potrebbe prendere il nome di HP-PC.
22 Settembre 2011: licenziato Leo Apotheker, la carica di CEO di HP passa in mano a Meg Whitman ex-CEO di eBay (ne abbiamo discusso in questa notizia). Se prima ero scettico sulla separazione della divisione PC e sulla dismissione di webOS, ora lo sono ancor di più! Alla Withman sembrano piacere molto più che  ad Apotheker questi settori di attività .
28 Ottobre 2011: la salita al trono da parte di Meg Whitman ha completamente cambiato le carte in tavola e, come avevamo previsto, ha fatto rientrare ogni ipotesi di dismissione del gruppo PSG di HP. Le valutazioni sono state effettuate ed è stata ribadita l’importanza do tale divisione per l’intero business dell’azienda americana. Tutti i dettagli in questa notizia.
Il 2011 è stato decretato l’anno dei tablet PC: tutti i produttori sono impegnati in questo settore, Apple che li ha per prima re-introdotti in un nuovo stile e con una nuova idea di funzionalità continua a venderli a man bassa. Ma nonostante tutto ciò, mi sorgono degli interrogativi: si tratta davvero di un settore che sarà trainante per il futuro oppure tutto questo altro non è che un fuoco di paglia?
Ormai di tablet nella nostra redazione ne sono arrivati diversi: modelli con il marchio della mela e altri basati su sistemi operativi alternativi come Android e Windows. Ne ho provati con schermo da 10 pollici e da 7 pollici, li ho portati con me in viaggio, in vacanza ed al lavoro per usarli durante convention e incontri tecnici, al mare sotto l’ombrellone o in aereo.
Anche quando l’esperienza può essere considerata agevole e completa, essa è ben lungi da quella che può garantire un PC vero e proprio, desktop o notebook che sia. Già con i netbook avevamo assistito ad un peggioramento del feeling con l’utilizzatore, costretto a scendere a continui compromessi per poter fare l’una o l’altra operazione. Il tablet, come è stato concepito in questa sua nuova veste, punta ad annacquare ulteriormente il concetto, imbrigliando l’utente all’interno di un piccolo schermo touch sul quale possono essere eseguite solo determinate applicazioni per soddisfare particolari bisogni.
E’ questa dunque la rivoluzione che stavamo aspettando? A mio avviso no. Al contrario, il tablet del quale non sto certo decretando la morte prematura, resterà per soddisfare una serie di specifiche necessità , altro che general purpose computing.
E si badi bene: non sto facendo differenze fra l’uno o l’altro sistema operativo, l’uno o l’altro modello con schermo più o meno ampio. Si tratta solo di vedere le cose come stanno. Un dispositivo limitato e pieno di compromessi non potrà mai realmente competere con un vero PC o Mac.
Qualche volta ho avuto anche io a che fare con Aruba e i suoi servizi o, meglio, i suoi disservizi, ma non me la sono certo presa come fanno alcuni utenti oggi. Alla notizia che i server di Aruba sono andati down a causa di un incendio nella sala UPS qualche esaltato ha commentato con eccessiva rabbia: si è detto che l’incendio non esiste, ma hanno messo in giro questa voce per evitare di pagare delle penali, si è detto che dopo questa Aruba può anche fallire, si è detto che “abbandono Aruba e mi affido ad un altro host“, e via di questo passo.
Tutto può essere, ma abbandonare Aruba dopo un fatto del genere ha poco senso. Si è scelto di utilizzare un host da 30 euro l’anno o meno, si è scelto di utilizzare un host con clausole contrattuali limitative per l’utente, si è scelto di utilizzare un host dalle risorse limitate: bisogna mettere in conto che eventi di questo tipo possono accadere.
Comprate una Hyundai? Non potete pretendere le garanzie tecniche di una Lexus.
Detto questo, è simpatico notare come anche lo scorso black out della sala server, il 6 ottobre, sia avvenuto verso le 11 di mattina: una coincidenza?
Eppure, in un momento in cui i simulatori di volo scarseggioano, EA, probabilmente, potrebbe riportare in auge questo brand: HAWX non ha venduto male, IL-2 Sturmovik idem, e forse un nuovo simulatore di volo ben fatto potrebbe avere un ottimo mercato, soprattutto se riuscisse a coinvolgere il mercato console.
In questi giorni stiamo testando un notebook che potremmo quasi definire un “grosso netbook”. Si tratta del Toshiba Satellite C660D basato su piattaforma AMD Brazos con APU E-350 e VGA integrata Radeon HD 6330M con 512 MB di memoria dedicata. Lo schermo widescreen HD Toshiba TruBrite da 15,6“ con retroilluminazione a LED completa una dotazione molto interessante… A breve la recensione.
La Frozenbyte è una software house finlandese famosa per aver dato alla luce il videogioco fantasy Trine nel 2009, il quale ha riscosso un discreto successo di pubblico.Questa software house indipendente, cioè che non fa parte di nessun grande gruppo (ad esempio EA, Activision, ecc), ha deciso di promuovere un nuovo sistema di vendita, permettendo al compratore di acquistare i videogiochi tramite un’offerta del tutto libera. A dire il vero non è del tutto nuovo questo sistema, in quanto, ad esempio, i Radiohead, nel 2007, avevano provato a far lo stesso con il loro nuovo album “In Rainbows”, con risultati incoraggianti, anche se poi il sistema è stato abbandonato, a favore della distribuzione tradizionale per grandi marchi (iTunes e case discografiche).
Resta comunque il fatto che il bundle proposto da Frozenbyte, intitolato “The humble Frozenbyte bundle“, sta riscuotendo un ottimo successo, sia per numero di download sia per incasso acquisito (ad oggi, 134K download per un incasso di 680K dollari).
I giochi facenti parte di questo bundle funzionano su tre diversi sistemi operativi: Windows, OsX e GNU/Linux.
Un’altra cosa interessante, probabilmente quella più interessante, è che vengono mostrate le statistiche di vendita.
I compratori che utilizzano Windows sono circa il 55%, e l’offerta media di un utente di Windows è pari a 4 dollari (per un totale di 260.000 dollari circa).
I compratori che utilizzano OsX sono circa il 20% e la loro offerta media è pari a 6 dollari (per un totale di 100.000 dollari circa).
I compratori che utilizzano GNU/Linux sono circa il 25% e la loro offerta media è pari a 11 dollari (per un totale di 300.000 dollari circa).
Da queste statistiche possiamo trarre alcune considerazioni:
Stiamo testando le cuffie gaming con supporto THX, Creative Tactic 3D Sigma. La qualità , sin dalle prime battute, è davvero eccezionale ma di queste cuffie ci piace molto anche la versatilità in quanto è possibile utilizzarle in maniera passiva collegandole con un tradizionale jack ad una qualunque uscita audio di un noetbook, un desktop, un lettore MP3 o uno stereo.
Oppure è possibile usare il controller audio USB abbinato che integra la tecnologia THX TruStudio Pro. Stay tuned per la recensione completa.
Secondo un recentissimo studio dell’Università del Texas di Austin, condotta dal professore Hitoshi Morikawa, si è dimostrato che l’assunzione di alcool etilico (quello contenuto nei liquori e nei superalcolici) entro certi limiti, porta a dei vantaggi mnemomonici, sebbene subconsci. In poche parole, da brilli, ricordiamo meglio quello che studiamo, senza rendercene conto. Guardando l’esperienza dei miei amici (io sono astemio) posso confermare che, anche dopo la bevuta, non si rendevano conto di quello che avevano imparato, facendo scena muta all’interrogazione.
Il professor Hitoshi Morikawa afferma che questo apprendimento è dovuto ad una maggiore elasticità delle sinapsi del cervello, elasticità dovuta appunto all’assunzione di alcool, ma questa assunzione deve essere ben ponderata, in quanto una minore o maggiore concentrazione di alcool nel sangue porta a risultati più o meno scarsi (per non dire ridicoli, se si è realmente sbronzi).
E’ notizia recente che un’equipe di scienziati e programmatori abbia scritto un programma per elaborare le striscie del manto di zebre, tigri, giraffe e qualsiasi animale con un tale tipo di striature. In questo modo sarà possibile rendere univoco (come è nella realtà ) ogni singolo esemplare, al fine di rendere più facile il lavoro di ricercatori e zoologi, spesso in preda alla confusione più totale nel cercare di ritrovare l’animale che stavano studiando: “Sembrerà strano, ma a prima vista tutte le zebre sembrano uguali“, ha detto uno di loro. A me, novizio di questo lavoro, torna così in mente “Madagascar 2“, dove Alex il leone non riusciva più a riconoscere il suo migliore amico Marty, una zembra tra mille altre zebre.
Il programma si chiama stripespotter e potete leggerne notizie più dettagliate a questa pagina. Magari qualche programmatore lo troverà interessante.
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