La continua estorsione di denaro da parte di SIAE e compagni
ottobre 29, 2011
Quando si decide di scrivere una notizia è sempre bene, a mio avviso, rimanere distaccati da quanto si sta raccontando al fine di mostrare al lettore contenuti con la minima distorsione possibile. Ecco perché ho deciso di non scrivere una notizia ma di utilizzare uno strumento ben più personale come il blog. Purtroppo io ho un conto aperto con la SIAE: sin da quando ero ragazzo ed organizzavo feste con gli amici mi ponevo domande tutto sommato credo legittime. Se io compro un disco, nel suo prezzo è compreso anche un compenso alla SIAE stessa ed all’autore: a quel punto perché dovrei pagare una tassa ulteriore per ascoltarlo durante una festa tra amici?
E magari le ingiustizie si fermassero a questo punto! Col passare del tempo sono purtroppo solo aumentate.
E’ solo dello scorso anno l’ultima imposta che arriva da questo ente che ormai ha esteso i suoi tentacoli su qualunque bene. Manca solo che chieda un compenso per la lavatrice che emette rumori, durante le sue fasi di lavaggio,  che sembrano imitare la nona sinfonia di Beethoven. Ma evitiamo di divagare. Dicevamo dell’ultima tassa, l’equo compenso. Basta che acquistiate un disco fisso, un supporto ottico vergine o una scheda di memoria e ovviamente un qualunque dispositivo che dispone di spazio di storage per andare a rimpinguare le casse dell’ente vampiro. La motivazione? Ah già , è vero, per qualunque delitto occorre anche il movente, degno del miglior libro giallo di Poirot o, meglio ancora, alla Minority Report: “ti tasso perché potresti commettere un reato, lo faccio preventivamente. Siccome suppongo che su quei supporti prima o poi metterai della musica, dei film o una qualunque altra opera protetta da © allora ti faccio pagare. E così stai pure tranquillo”. Bene, dunque mi stai dicendo che a questo punto sono autorizzato a scaricare contenuti piratati da Internet, tanto il compenso di legge e all’autore l’ho già pagato con l’hard disk! Scusa, come dici? Ah, l’autore dell’opera riceve solo una parte di quella tassa? Bene, e chissà che parte… Forse un 0,qualcosa%…
Ma ora arriviamo all’ultima trovata. Una mossa ben studiata, altroché! Questi hanno atteso in un angoletto, come fa il gatto col topo, hanno permesso ai siti web che si occupano di cinema di riempire le loro pagine di trailer, come farebbe un ingordo ciccione che non riesce a fare a meno di ingozzarsi, e ingozzarsi e ancora ingozzarsi. Ma poco prima che scoppiasse, zac! Ecco la SIAE che esce allo scoperto e chiede il conto per il vecchio e per il nuovo.
Hai pubblicato tanti trailer, tutti belli, tutti musicalmente eccezionali? Bene, adesso paga. Paga per quei diritti di cui hai usufruito finora “aggratise”. Legge retroattiva? No, si tratta solo di applicazione a posteriori, con tanto di agevolazione, visto che non ti faccio pagare anche una multa. In pratica ecco cosa accade: le agenzie di marketing distribuiscono trailer che sono per lo più pubblicitari, utili a far conoscere il film all’utente finale. Tali video sono raccolti dai siti web che si occupano di cinema e diffusi attraverso le loro pagine. Gli utenti li vedono, li commentano e magari poi vanno pure al cinema a godersi il film.
Ci chiediamo perciò con che faccia la SIAE possa chiedere soldi per la diffusione di pubblicità . Ma finora la pubblicità non doveva essere pagata da chi ne beneficia?
Molti siti e blog che si occupano di cinema hanno rimosso completamente i trailer dalle loro pagine. Purtroppo questo non li esime dal pagare per il vecchio, come confermato dalla stessa SIAE in una intervista rilasciata a Punto Informatico.
Senza parole… Anzi senza musica!


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