Il nostro presente digitale per un passato che sarà modificabile?
dicembre 15, 2010
Le prime implementazioni del sistema operativo Google Chrome OS mi hanno permesso di riflettere molto sui possibili contesti che la tecnologia metterà di fronte all’uomo in un prossimo futuro. Scenari come quelli di Orwelliana memoria potrebbero diventare realtà ? Certo che si, ma sarebbe solo una delle tante eventualità .
Con Chrome OS Google ha deciso di realizzare uno dei sogni che nei primi anni ’90 si concluse in un semi-fallimento: all’epoca, per mantenere bassi i costi di manutenzione e di acquisto dei sistemi di computing si pensò che fosse corretto utilizzare un’architettura comprendente un sistemone centrale e tanti thin-client ad esso collegati con sole funzioni di base ed un hardware molto modesto. L’idea poteva essere interessante ma la miniaturizzazione da una parte ed i problemi di connettività , sicurezza e spazio fisico da dedicare al “cervellone” dall’altra hanno reso la vita molto difficile a questo tipo di architettura.
A distanza di vent’anni da quella prima avventura, alla quale peraltro aveva partecipato anche Eric Schmidt, oggi CEO di Google, le cose sono molto cambiate ma forse non le idee di base. Basti infatti pensare a quel “cervellone” come alla rete di sistemi nella Cloud, alla primordiale rete di computer come l’attuale rete Internet ed ai thin-client come ai netbook odierni, magari in una versione ancor più semplificata e poco costosa. Ecco dunque rispolverata una vecchia architettura.
E con tanto di vantaggi. Sarà possibile avere a disposizione tutti i dati ed i programmi che usiamo quotidianamente anche senza avere un “computer nostro”. Ogni cosa sarà online su un nostro account e sarà installabile/gestibile da un qualunque computer. Da casa in ufficio non avrò bisogno di portarmi dietro il “pezzo di hardware” e così quando mi troverò in un posto lontano dalla mia solita postazione… Al massimo ne affitto uno!
Bello? Aspettate a dirlo. Aspettate! Esiste un problema di cui nessuno parla realmente. Nel suo annuncio, tanto per tornare a Google, questi afferma che i dati dell’utente sono criptati. Vero o no, la crittazione avviene sempre lasciando una porta di accesso a chi fornisce il servizio Cloud: oggi i sistemi di questo genere prendono in carico i dati criptati ma nel momento in cui l’utente richiede un’elaborazione, i dati vengono decrittati sul sistema Cloud, elaborati, nuovamente cifrati e poi spediti al client. Il punto debole dunque è proprio nell’operazione di decrittazione che fa sì che i dati risiedano in chiaro su sistemi di terze parti, nonostante tecnologie per elaborare dati criptati senza decifrarli esistano già da tempo.
Senza far troppi giri di parole, è chiaro che il fornitore del servizio Cloud potrebbe fare ciò che vuole di questi dati: usarli per scopi di marketing a nostra insaputa è solo una delle possibilità meno lesive dei nostri interessi! Torniamo perciò ad Orwell… Con la nostra memoria – foto, immagini, documenti, cosa abbiamo fatto e dove siamo stati, chi abbiamo chiamato o visto, quando e cosa gli abbiamo detto – nelle mani di una o più grosse organizzazioni, il nostro passato non è più nostro. Ed è un passato modellabile a piacere di chi manovra i fili. Le notizie riportate dai giornali di qualche anno fa potrebbero essere modificate insieme ai nostri ricordi per renderli coerenti con la nuova situazione; noi difficilmente potremmo ricordare esattamente come stavano le cose (i ricordi della nostra mente col passare del tempo si affievoliscono e sono facilmente manipolabili) e tutto sommato accettare il nuovo passato.
Con questo non voglio essere catastrofista ma solo capire perché, in un contesto in cui i dati personali diventano l’unico vero bene di valore per ognuno di noi, non vengano adottate misure adeguate per gestirli al meglio.


Postato in 








content rss

Ultimi commenti