La società dei Brevetti

Date maggio 23, 2008

Si sente spesso parlare dei brevetti, della loro registrazione nell’ufficio apposito, L’Uffico Brevetti appunto, e delle cause milionarie che girano loro attorno, ogni giorno. Ogni tanto, infatti, salta fuori qualche società sconosciuta che ha brevettato un’idea più o meno rivoluzionaria anni fa. Badate bene, un’idea, non un’invenzione vera e propria. Capita così, per esempio, che una grossa multinazionale metta in commercio una console con un frigobar interno e un avvocato, con in mano il foglio del brevetto (brevetto molto vaporoso, il quale descrive “un oggetto da gioco capace di temperature estrememamente basse“), dopo qualche anno bussi alla sua porta.
Forse non lo sapete, ma ogni giorno nascono decine di cause simili (ed è per questo, facendo un altro esempio, che Apple ha brevettato alcuni giorni fa la forma dell’Ipod, “Un oggetto rettangolare, bello a vedersi, con una rotella nella parte bassa“).
Questo modo di fare, comunque, è da malati mentali, in quanto non si può far nulla senza rischiare che qualcuno venga a bussare alla tua porta chidendo qualche dollaruccio (Aka, millemila di dollari). Insomma, se non si ha un fondo cassa spropositato, meglio evitare di innovare.
Ma cosa sarebbe successo se questo sistema demente fosse stato attivo nei secoli passati?
Andiamo al XIII secolo, e parliamo di lettaratura, e più in particolare di Poesia.
Verso la metà del duecento Jacopo da Lentini innovò la poesia con l’invenzione del Sonetto, il quale ha una struttura metrica formata da due quartine e due terzine. Si pensa che Jacopo abbia modificato la Stanza (Dicesi stanza un pezzo, formato da quattro, cinque, sei o otto versi, di un componimento poetico lungo, come una Canzone) aggiungendo qualche verso e dividendola in quattro tronconi. Le Canzoni erano molto in voga nel territorio che oggi chiamiamo Francia, attarverso l’opera dei Trovatori e Trovieri. Poiché loro furono i principali usufruitori di questo componimento, ci si può aspettare che lo avessero brevettato. A quel punto, saputo del sonetto di Jacopo, gli avrebbero intentato sicuramente causa. Chi avrebbe vinto questa causa? Quanto si sarebbe protratta? Nessuno può saperlo, ma, mettiamo il caso si fosse arrivati al XIX secolo senza una sentenza definitiva, ci sarebbe stato il colpo di scena! Niccolò Tommaseo riteneva che il Sonetto non derivasse dalla Stanza delle Canzone, ma dall’unione, modificata, di due strambotti, forma metrica utilizzata dai giullari nelle corti italiane, soprattutto in Toscana, la quale non aveva un vero e proprio padre, e quindi poteva essere considerata Open Source.
Che gran casino! Cosa ne sarebbe venuto fuori se mai ci fosse stato un vincitore?
Prima di tutto, non si sa QUANDO questo vincitore sarebbe stato proclamato. Inoltre, per evitare cause, altri poeti non avrebbero utilizzato la metrica del Sonetto, seppur innovativa e più duttile della stanza. Non ci sarebbe stata la scuola del Dolce Stil Novo come la conosciamo, e quindi la Divina Commedia di Dante, o il Canzoniere di Petrarca, e quindi tutte le opere che questi poeti hanno ispirato, in un circolo vizioso.
In conclusione possiamo affermare che i Brevetti non proteggono le idee, ma fanno sì che queste non si sviluppino, o si sviluppino molto lentamente.

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3 risposte a “La società dei Brevetti”

  1. dinox ha detto:

    Per fortuna che questa cosa qualcuno la conosceva quando si è parlato di software e di algoritmi. Anche se credo esistano comunque dei brevetti ma almeno sul software posso scrivere le mie routine senza pensarci su due volte. Se qualcuno avesse brevettato l’algoritmo di ricerca dicotomica oppure un qualunque algoritmo di ordinamento oggi saremmo davvero fritti!

  2. fottemberg ha detto:

    Possiamo dire che le rime siano gli algoritmi, mentre le composizioni poetiche i programmi. Quindi non cambia molto il discorso. :P

  3. Laura ha detto:

    Mh, mi viene in mente che anche la forma del joypad della play (inclusivo di simboli sopra ai tasti) é stato brevettato…
    Beh, a mio parere, in alcuni casi i Brevetti proteggono le idee… se ne si abusa l’uso le rallentano.

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