agosto 31, 2010
Credo che saranno in molti a ricordare i vecchi videogame da bar, quelli ai quali hanno tanto giocato da bambini. Da Pacman a Donkey Kong, da Asteroids a Space Invaders passando per Bubble Bubble e Arkanoid, in ogni caso si avevano a disposizione più possibilità di gioco. Oggi queste “possibilità” le chiamiamo “vite” mentre una volta le si indicavano come “cannoncini”.
Di chiara derivazione dai primi giochi di tipo shooter, il termine “cannoncino” è stato mutuato poi in tutte le tipologie di videogame a cavallo fra anni ’80 e anni ’90.
Dietro questi due termini si nasconde un po’ la storia e l’evoluzione dei videogiochi. La mutazione da cannoncino a vita rappresenta in effetti la sempre maggiore vicinanza alla realtà che i videogiocatori hanno richiesto nel corso tempo arrivando, con i moderni titoli, ad avere personaggi, forme, ambienti e caratteri ai quali poco resta di quella voce e comportamento metallici.
Il supporto 3D, introdotto dalle schede grafiche Voodoo, è stato un primo vero segno di svolta. A questo sono seguite poi tante tecnologie tutte atte a migliorare la situazione e rendere le scene sempre più reali. Oggi si comincia a parlare di 3D Stereoscopico, possibilità di immergersi nelle scene grazie ad una parete intera di display ed altre soluzioni più o meno futuribili. Siamo dunque all’alba di una nuova rivoluzione?

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luglio 20, 2010
Non è nel mio stile e non lo faccio davvero quasi mai. Ma stavolta devo dirlo, devo proprio dire che: “io l’avevo detto!“ E devo dirlo perché la propria esperienza va messa a disposizione degli altri, va portata alla luce per far si che dove uno ha sbagliato gli altri possano porvi rimedio. Ma non c’è peggior specie di colui che invece se ne frega e procede arrogante per la sua strada senza dare ascolto e tenere in conto alcun consiglio altrui.
Veniamo al dunque: alcuni mesi fa la notizia era quella delle notizie a pagamento con Rupert Murdoch che aveva sollevato un polverone davvero colossale sulle posizioni di Google News e degli aggregatori in generale. “Occorre pagare per ottenere quei contenuti e non basta assolutamente fornire un link che poi permette comunque di leggere la notizia per intero senza sborsare un euro”, aveva tuonato il magnate proprietario di News Corp. E così anche gli utenti devono poter accedere alle notizie solo dietro pagamento di un abbonamento.
Ma dopo nemmeno un mese di sperimentazione che ti accade?
“Se in un primo momento da indiscrezioni trapelate in Rete era sembrato che la prevedibile perdita di utenti da parte del Times fosse “soltanto” del 66 %, secondo i calcoli del Guardian si arriverebbe invece al 90%.” La Stampa.
“Dopo quasi 20 giorni dall’introduzione del ‘paywall’ il sito sarebbe a quota 27.500 utenti giornalieri contro i 333.000 di febbraio”. Computerworld.
“Una situazione critica, visibilmente peggiorata dai dati relativi al traffico di utenti. Che sarebbe dunque sceso del 58 per cento nel primo mese, ovvero quello della semplice registrazione gratuita. Una percentuale aumentata poi di quasi dieci punti nelle prime settimane dall’attivazione effettiva del paywall.” Punto Informatico.
Chissà se forse ora Murdoch ci ripenserà?!
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giugno 25, 2010
E’ innegabile che Apple negli ultimi anni sia riuscita a catturare l’attenzione di milioni di utenti grazie ad una politica di prodotto sicuramente molto interessante ma soprattutto grazie al fatto di essere riuscita a creare una tribù. Oggi chi ha un prodotto Apple si sente parte integrante di una comunità, indipendentemente dalla bontà del prodotto stesso.
Questo innesca un meccanismo di fiducia per il quale ogni prodotto che rechi il logo della mela morsicata è, agli occhi dell’appartenente alla tribù, un prodotto buono e da acquistare. E così anche l’acquisto a scatola chiusa non risulta di certo una pratica strana, anzi.
Ma cosa accade se poi il prodotto che si è portati a casa non risponde alle proprie esigenze o presenta dei difetti che il produttore stesso nemmeno ha intenzione di riconoscere? Cosa accade se impugnate il vostro iPhone 4 toccando col palmo della vostra mano l’angolo inferiore sinistro perdendo la comunicazione e vi sentite rispondere che semplicemente avete sbagliato ad impugnarlo a quel modo? Siete ancora certi di voler prendere per buono tutto ciò che arriva dal capo tribù?
UPDATE: dopo una prima risposta “spocchiosa”, Apple ha deciso di risolvere la questione. Forse ci sarà un aggiornamento del firmware entro qualche giorno.
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maggio 28, 2010
L’arrivo di dispositivi touchscreen che si stanno man mano trasformando in dispositivi sempre più grossi sta aprendo le frontiere ad ogni genere di fantasia. Comprese quelle erotiche. E a quanto pare il sogno di molti uomini si sta concretizzando ogni giorno che passa: avere un oggetto con il quale poter fare sesso (virtuale) quando lo si vuole spegnendolo e accendendolo alla bisogna!
Schermo touch, film erotico o porno girato in 3D e con diverse inquadrature ed ecco che tutto prende vita. L’avvicinamento della realtà “virtuale” alla realtà “reale” è sempre maggiore. Peccato per lo schermo un po’ freddo e piatto, per il coinvolgimento di solo due dei nostri cinque sensi, per la mancanza completa di qualunque sentimento e per la meccanicità della cosa… Ma tutto sommato ci si potrebbe accontentare. O no?

Sesso virtuale. Siamo sicuri che sia sesso?
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maggio 22, 2010
Siamo all’Hotel First di Firenze per assistere in diretta alla finale italiana (i vincitori potranno accedere direttamente alle eliminazioni europee del concorso) del GOOC, o meglio Gigabyte Overclocking Championship, 2010. La manifestazione, che vedrà sfidarsi i più grandi overclocker italiani secondo la classifica di HwBot, inizia nella giornata di oggi durante la quale ha avuto luogo la presentazione ufficiale e l’assegnazione delle piattaforme ai partecipanti.

Presentazione GOOC 2010
Le piattaforme sono state assegnate in maniera casuale: ad estrazione ogni partecipante ha scelto il proprio numero fortunato.

Assegnazione piattaforme GOOC 2010
Le piattaforme sono tutte montate su un benchtable Dimastech e prevedono una CPU Intel Core i7 980X come quella da noi messa sotto stress qualche tempo fa. Le memorie sono delle HyperX fornite da Kingston mentre la scheda madre è ovviamente a marchio Gigabyte a basata su chipset Intel X58.

Piattaforme di test al GOOC 2010
Questa sera alle 19.00 termineranno le prove. Domani ci sarà la gara vera propria che inizierà alle 9.00 e avrà termine alle 17.00. Solo allora conosceremo i vincitori, ossia coloro che saranno riusciti a fare meglio con Super PI e Wprime.
La gara è stata vinta da KanGaXx. Un reportage completo dell’evento è disponibile a questo indirizzo.
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maggio 20, 2010
Il presidente del Consiglio ci ha mostrato, nella giornata di ieri, quanto sia profonda la conoscenza fra le fila di chi ci governa di Internet e delle nuove tecnologie.
Durante una conferenza stampa con il leader egiziano Mubarak, Silvio Berlusconi ha infatti invitato le aziende italiane, anche quelle piccole, a servirsi dei nuovi mezzi messi a disposizione da Internet, come “per esempio Gogol e gli altri strumenti tecnologici offerti da Internet”. Peccato che “Gogol” sia stato solo uno uno scrittore e drammaturgo ucraino.
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maggio 15, 2010
E’ ormai da diverso tempo che quella della privacy è diventata una questione di massima priorità. Ad acuirne le problematiche sono stati, è quasi scontato ribadirlo, tutti i fenomeni “social” scoppiati sul web e accompagnati da servizi in grado si supportarli. Facebook, Twitter, MySpace e Buzz non nascono di certo a caso ma in tutti i casi si sono trovati a dover affrontare problemi legati alla privacy dei dati degli utenti iscritti.
Il problema appare di sempre più difficile soluzione: da una parte occorre rispondere a tutte le esigenze vere o presunte che l’utente finale possa manifestare e dall’altra occorre proteggere i suoi dati. Non ne vedete ancora il nesso? Ebbene, cerchiamo di essere più chiari. Per soddisfare il primo punto occorrono sempre più dati e sempre più dati sensibili: numeri di cellulare, indirizzi email, nomi, foto e recapiti in genere. Ciò significa che chiunque venisse in possesso di informazioni relative all’account potrebbe in qualche modo sapere tutto di noi.
Ma forse, a questo punto, sarebbe il caso di chiedersi quale sia la reale volontà degli utenti dei social network. Quanto è importante la tutela della privacy visto il fine ultimo dello strumento, quello di parlare di noi, di raccontarci, di condividere esperienze. E chissà che dopo aver fatto un lavoro pazzesco fra le decine di voci di impostazione della privacy di Facebook non lasciamo il nostro numero di cellulare in bacheca!
Il tema in realtà era già stato sollevato dagli stessi creatori di Facebook. Ma a tutti gli effetti esso ha una valenza reale. Oggi la verità è che non c’è nessuna privacy che tenga nel momento in cui ti metti in gioco sul web, o qualcuno lo fa per te!

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marzo 14, 2010
“Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum.”
Chi di voi non ha visto almeno una volta questa frase scritta da qualche parte. Essa serve come segnaposto nelle stampe ed è usata in tipografia da secoli. Il testo è dotato di particolari proprietà fra cui quelle di essere omogeneo e di non avere un significato particolare tale da attrarre la nostra attenzione sul contenuto. La lingua in cui è scritto è ovviamente latino.
Ma è davvero così ovvio? L’altro giorno, presentando una stampa con la frase ad un gruppo di persone mi sono sentito rispondere da qualcuno: “In realtà non l’ho letto nemmeno, è in inglese!”.
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marzo 1, 2010
In questo articolo il canuto Umberto Eco scrive che i giovani d’oggi sono così imbecilli perché c’è troppo sesso, soprattutto su internet, e ce lo dimostra.
Cerca con Google i siti con la parola “Porno” e sono 130 milioni. Cerca i siti su “Gesù”, sono solo 4 milioni e spiccioli.
La cosa che mi fa incavolare è che il buon caro, vecchio, antiquato Eco non conosce il significato di “Parole chiave”, quelle che vengono utilizzate per indicizzare i siti. Se infatti si cerca Jesus i siti sono 201 milioni, e tutto il castello di carta montato da Umberto (Eco, non Bossi) cade miseramente.
Vi invito a scrivere sul sito de l’Espresso per far capire che Eco ha sparato delle aberrazioni, perché se pure quelli che si vogliono vestire i panni di progressisti e illuminati sono tanto ciechi, la vedo davvero buia per questo paese nel prossimo futuro Continuando così, sia da destra sia da sinistra, si rischia davvero di non comprendere pienamente internet, con tutto quello che comporta (leggi per limitare la libertà di navigazione e pubblicazione, leggi contro la privacy, ecc).
Io ho scritto, son rodingo, peccato per i caratteri limitati che costringano ad un riassunto non proprio elegante e completo.
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