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Pagina 1 - Introduzione
Uno
degli interrogativi maggiori che ci si pone quando si acquista un
personal computer notebook o desktop di una certa caratura riguarda l´installazione di un disco allo stato solido, elemento capace di
chiudere il cerchio in termini di prestazioni pure poiché elimina ogni
collo di bottiglia derivante dai caricamenti disco dei tradizionali HDD,
assieme a consumi e silenziosità da manuale per
via dell´assenza di parti meccaniche in movimento. Qualche dubbio esiste
ancora sull´affidabilità non tanto perché la vita media di simile
prodotto sia così inferiore alla vita media del sistema nel suo
complesso, quanto per il continuo verificarsi di problemi che in qualche
modo vanno a toccare quello che di più importante abbiamo nei nostri
computer: i dati.
Gli SSD comportano anche altre problematiche. La più
comune riguarda il costo dei moduli di memoria, che non
è propriamente popolare e che spinge in alto il prezzo per gigabyte
rispetto ad un normale HDD con un rapporto
che supera i 10:1 (per fare un esempio, un disco SSD da 128 gigabytes
costa non meno di 170 euro, mentre un´unità tradizionale da 2 terabytes
costa appena 65 euro). Altro neo è la
capacità di memorizzazione che, per via della tecnica
attualmente impiegata, non consente di superare un certo valore per fattore
di forma: sino a qualche mese fa i modelli
top di gamma da 2,5 pollici toccavano punte massime di 512 gigabytes e
per ottenere più spazio era necessario ricorrere ad unità aggiuntive o modelli
con differente fattore di forma (OCZ Colossus, ad esempio, disco SSD da
3,5 pollici, o RevoDrive, che integra più dischi SSD e relativi controllers
su uno o più PCB connessi al sistema mediante PCI Express).
Il doppio limite è ancor più evidente sul versante notebook
poiché la maggior parte di queste macchine non
ha predisposizione per l´installazione di due dischi fissi: SSD e disco USB esterno se si necessita di spazio,
od HDD tradizionale se non si vuole il disco esterno e
si vogliono risolvere i problemi di spazio (ma ridurre di conseguenza le prestazioni rispetto alla prima soluzione). Dubitiamo che
l´acquisto di un disco SSD da 512 gigabytes (1000+ euro) sia scelta
contemplabile dall´utente medio.
Intel si è attivata per arginare queste falle:
partendo dall´ottima base della linea X25-M, evidenzia elementi idonei ad
abbassarne il costo per gigabyte mantenendo l´elevato livello di prestazioni e di
affidabilità nel tempo; risolve inoltre i problemi di capacità tramite
l´impiego di celle di memoria NAND con processo produttivo a 25
nanometri, che offrono una maggiore densità per fattore di forma
rispetto a quelle sinora realizzate con processo produttivo a 34
nanometri. La barriera dei 512 gigabytes per fattore di forma da 2,5
pollici può
essere finalmente superata.

Intel SSD 320
La serie di prodotti in questione è indicata come Intel SSD 320 ed
al suo interno sono disponibili unità con fattore di forma da 1,8 e 2,5 pollici e tagli differenti a seconda delle proprie esigenze. I modelli da 1,8
pollici hanno capienze di 80, 160 e 300 gigabytes ed ingombri
ridottissimi, mentre quelli da 2,5 pollici sono frazionati in tagli da
40, 80, 120, 160, 300 e 600 gigabytes. Interessanti i
valori medi dichiarati per le prestazioni:
i
modelli da 80 a 600 GB offrono punte velocistiche di ben 270 MB/s in
lettura, e valori che vanno da 90 a 220 MB/s in scrittura a seconda del
taglio. Si tratta di unità non estreme che, nella loro definizione
midrange offrono comunque prestazioni (almeno sulla carta), simili a
quelle dei prodotti top di gamma di passata generazione.
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