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Quando per la prima volta ho
sentito parlare di schede video in configurazione parallela, un brivido
ha percorso la mia schiena. Questa stessa cosa è accaduta anche ieri, quando
NVIDIA ha annunciato ufficialmente la "rinascita" di questa tecnologia.
Qualche anno fa la spinta verso nuove tecnologie grafiche veniva quasi
solo esclusivamente da 3dfx, produttore innovativo e di grande successo
per quei tempi.
A dire il vero l'acronimo SLI di
3dfx voleva dire "Scan Line Interleave",
mentre oggi, stando a NVIDIA, SLI vuol dire "Scalable Link Interface".
Sostanzialmente, però, non cambia molto: stiamo parlando sempre
della possibilità di sfruttare due schede video che possono lavorare in parallelo
e che, teoricamente, potrebbero fornire il doppio delle prestazioni
rispetto ad una singola scheda.

Già nei primi anni '90 l'idea di
introdurre un certo parallelismo fra dispositivi grafici era sembrata
cosa buona e giusta al fine di ottenere prestazioni più elevate nella
elaborazione grafica su sistemi workstation di fascia alta. Ma allora
solo grossi enti potevano permettersi postazioni del genere essendo i
costi di questi sistemi molto elevati, solitamente compresi fra i
250.000 ed il milione di dollari.
Quello a cui si pensava una decina di anni fa o più, comunque, era la
possibilità di avere più chip che potessero lavorare in parallelo ma
integrati sulla stessa scheda:

Ovviamente il termine
"parallelismo" non è stato introdotto con la sola intenzione di
realizzare sistemi multi-chip o multi-scheda ma sicuramente è stato
adottato, e lo è tuttora, in quasi tutti i chip in circolazione come una
delle possibili tecniche per aumentarne le prestazioni: il raddoppio
delle unità interne di un dato chip e la migliore coordinazione delle
attività (thread) interni ha portato a raggiungere prestazioni
notevolmente elevate nei casi di computing pesante.
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