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La società canadese D-Wave Systems ha svelato e dato dimostrazione del
primo computer quantistico commerciale al mondo. La potenza del nuovo
dispositivo, nome in codice Orion, è stata mostrata al Computer History
Museum di Mountain View, in California, facendo girare applicazioni commerciali.
La dimostrazione non ha previsto la presenza fisica del computer, dislocato
invece a Burnaby in un laboratorio dove veniva tenuto ad una temperatura di
soli 5 millikelvin o meglio -273,145°C utilizzando elio liquido.
Orion non è comunque il primo prototipo di computer quantistico costruito da
D-Wave: l´azienda due anni fa circa aveva realizzato un primo esemplare basato
su 2 soli qubit o quantum bits, mentre Orion ne ha 16, "integrati"
all´interno di un chip di silicio. Come per la controparte elettronica, anche i
qubit sono in grado di immagazzinare valori binari zero / uno. D-Wave sostiene
che il suo sistema è scalabile aggiungendo multipli di qubits intendendo con
questo anche il poter raggiungere un sistema con 32 qubit già entro la fine
dell´anno.

Ma tornando alla dimostrazione effettuata qualche giorno fa, Orion è stato in
grado di risolvere tre problemi, ovvero la soluzione dell´algoritmo del Commesso
Viaggiatore, la soluzione di un puzzle Sudoku e il matching di molecole
farmaceutiche. Tali problemi sono comunque poco complessi ma è da tenere
presente che i soli 16 qubit sono ancora troppo pochi. Le cose andranno
certamente molto meglio con un sistema a 1024 qubit attesi per la fine del 2008.

Ma gli ambiti applicativi di maggiore interesse per un quantum-computer
restano quelli dei problemi NP-completi. Questi hanno come
caratteristica comune quella di un volume non fisso di dati e variabili
complesse che impediscono ai "normali" computer di raggiungere un risultato in
tempi ragionevoli. Tali problemi sono solitamente associati con calcoli
scientifici, biometria, logistica, ricerche su database parametriche, problemi
finanziari e così via.
Come esempio possiamo considerare la modellazione di una struttura di
dimensioni microscopiche, come quella di una molecola di droga. Questa
operazione richiede la risoluzione della equazione di Schrodinger che raddoppia
di difficoltà risolutiva per ogni elettrone presente nella molecola con un
incremento esponenziale. I sistemi digitali attuali non sono in grado di
risolvere la problematica se la molecola contiene più di 30 elettroni. Per
scendere sul reale, una singola molecola di caffeina ha 100 elettroni e prevede
un tempo di soluzione di 10^44 volte superiore a quello di un sistema a 30
elettroni.
I computer quantistici sono invece in grado di risolvere l´equazione di
Schrodinger con tempi che scalano linearmente invece che esponenzialmente.
Questo significa che per ogni elettrone in più nella molecola, la difficoltà
della soluzione incrementa di un tempo piccolo e fisso.
Ma gli inghippi da risolvere nella realizzazione di un computer quantistico
restano ancora molti. Anzitutto esiste un aspetto, noto come decoerenza,
termine con il quale si indica la possibilità che i qubit possano in qualche modo
interagire con le particelle del mondo circostante. Tale interazione, la cui
probabilità che accada aumenta all´aumentare del numero di qubit, porterebbe
all´ottenimento di calcoli casuali, rendendo il sistema inutilizzabile.
Esistono anche delle implicazioni legate alla sicurezza: i computer
quantistici potrebbero essere in grado, qualora implementassero l´algoritmo di Shor,
di fattorizzare il prodotto di numeri primi. I numeri primi sono utilizzati per
la cifratura delle informazioni da algoritmi di crittografia asimmetrici come
RSA. D-Wave afferma, però, che il proprio sistema implementa il solo algoritmo
di Grover, utilizzato per gli scopi sopra citati.
Maggiori informazioni, anche di carattere tecnico, sono disponibili a questo
indirizzo.
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