computer,hardware,software,gaming,notebook,portatile,home theater,htpc,windows,overclock
    Ricerca avanzata
 
pecora nera
 

 categorie categorie del sito
 Schede madri separatore
 Processori separatore
 Bios separatore
 Schede video e monitor separatore
 Chipset separatore
 Memorie RAM separatore
 Storage separatore
 Dissipazione separatore
 Accessori, case e sistemi separatore
 HTPC e alta definizione separatore
 Notebook, netbook e phone separatore
 Sicurezza e reti separatore
 Software separatore
 Opensource separatore
 Web e gossip separatore
 Overclock e modding separatore
 HowTo separatore
 Elettronica e informatica separatore
 
 Guida al bios separatore
 FAQs separatore
 Windows Vista FAQ & Tips separatore
||
 servizi servizi del sito
 Iscrizione ai servizi separatore
 Iscrizione a Daily Dinox's separatore
 Informazioni newsletter separatore
 Pubblicità su Dinox PC separatore
Tool ricerca per Firefox 2 Tool ricerca per Firefox 2 separatore
Tool ricerca per IE7 Tool ricerca per IE7 separatore
Preferiti Dinox PC nei preferiti separatore
Imposta come homepage Dinox PC come homepage separatore
Links utili
 Aziende ITC separatore
 Partners di Dinox PC separatore
 Mr.Webmaster separatore
 Neo Hardware separatore
 DevSpy.com separatore
 MPEGX.com separatore

www.aruba.it
www.
Corso Introduzione a GNU/Linux - Livello base
Prodotta da Dinox PC Team

Gestione degli utenti

Vai a 

Il kernel di Linux tratta gli utenti come semplici numeri. Ciascun utente viene identificato da un numero intero univoco, l’uid, o identificativo utente. Un database separato fuori del kernel assegna un nome testuale, lo username, a ciascun identificativo utente. Lo stesso database contiene anche altre informazioni.

Per creare un utente bisogna aggiungere le informazioni su quell’utente all'interno del database e creargli una home directory. Due alternative da linea di comando sono adduser e useradd , ma ci possono essere anche degli strumenti grafici.

Il database degli utenti principale in un sistema Unix è il file di testo /etc/passwd (chiamato anche il file delle password), che elenca tutti i nomi utente validi e le informazioni ad essi associate. Il file ha una linea per nome utente e viene diviso in sette campi delimitati da due punti:

  1. Username
  2. Password, in forma criptata
  3. ID utente numerico
  4. ID del gruppo numerico
  5. Nome completo o descrizione dell’account
  6. Home directory
  7. Shell di login (programma da avviare al login)

Qualsiasi utente sul sistema può leggere il file delle password, in modo da poter, ad esempio, sapere il nome di un altro utente. Ciò significa che anche la password (il secondo campo) è disponibile per tutti. Il file delle password contiene le password in forma criptata, quindi in teoria non ci sono problemi; comunque, la criptazione può essere decodificata, specialmente se le password sono deboli (brevi o che si trovano nel dizionario); non è quindi una buona idea tenere le password nel file delle password.

Molti sistemi Linux usano le shadow password: un modo alternativo per tenere le password, che vengono immagazzinate criptate in un file separato, /etc/shadow, leggibile solo da root. Il file /etc/passwd contiene solo un indicatore speciale nel secondo campo. Qualsiasi programma che debba verificare un utente è setuid e quindi può accedere al file delle shadow password. I programmi normali, che usano solo gli altri campi nel file delle password non possono arrivare a leggere le password.

Quando viene creata la home directory di un nuovo utente, viene inizializzata con i file dalla directory /etc/skel. L’amministratore di sistema può creare dei file in /etc/skel che daranno un ambiente di default per gli utenti. Ad esempio può creare un file /etc/skel/.profile che imposta la variabile d’ambiente EDITOR ad un editor facile da usare. Quando possibile è meglio mettere le configurazioni globali nei file globali, come /etc/profile.

Ci sono alcuni comandi per modificare le varie proprietà di un account (cioè il campo rilevante in /etc/passwd):

  • chfn. Cambia il campo del nome completo.
  • chsh. Cambia la shell di login.
  • passwd. Cambia la password.

Il superutente può usare questi comandi per cambiare le proprietà di qualsiasi account; gli utenti normali possono modificare solo quelle del proprio.

Il modo migliore di disabilitare un account è cambiare la shell con un programma speciale che stampa solamente un messaggio. Così, chiunque provi a collegarsi nell’account, non ci riuscirà e saprà il perché. Il messaggio può dire all’utente di contattare l’amministratore in modo da risolvere qualsiasi problema.

Un modo semplice di creare il programma speciale è scrivere degli "script tail":

\#!/usr/bin/tail +2
Questo account è stato chiuso per un problema di sicurezza
Aspettate che arrivino gli uomini in nero.

Per rimuovere un utente prima vanno rimossi tutti i suoi file, i file e gli alias della posta, i job di stampa, di cron e at e tutti i riferimenti all’utente stesso. Poi si rimuovono le linee rilevanti dai file /etc/passwd ed /etc/group (ricordatevi di rimuovere l’utente da tutti i gruppi di cui faceva parte). Può essere una buona idea disabilitare l’account, prima di cominciare a rimuovere tutto, per evitare che l’utente usi l’account mentre lo state rimuovendo.

Ricordate che gli utenti possono avere dei file al di fuori della home directory. Li potete trovare con il comando find:

find / -user username

Con Madeinlinux si può usare anche il comando userdel.

5.1 Gestire la user quota

Quota permette di limitare due aspetti dell’uso di spazio sui dischi: il numero di inodes che un utente o un gruppo può usare ed il numero di blocchi su disco che possono essere dedicati ad un utente o un gruppo di utenti. Quota è supportato da vari file system, tra cui ufs, ext2, ext3, reiserFS e xfs.

Il principio dietro quota è che gli utenti sono obbligati a rimanere entro i loro limiti di uso di spazio su disco. Quota si calcola in base all’utente ed al filesystem: se ci sono diversi file system su cui un utente può scrivere, allora deve essere assegnata una quota all’utente per ogni file system.

Per abilitare la quota su un file system, si deve aggiungere usrquota al quarto campo contenente la parola defaults in /etc/fstab.

/dev/hda1 / ext2 defaults 1 1 /dev/hda2 /usr ext2 defaults,usrquota 1 1

Si può sostituire usrquota con grpquota per abilitare la quota per i gruppi, o usarli insieme:

/dev/hda1 / ext2 defaults 1 1 /dev/hda2 /usr ext2 defaults,grpquota 1 1 /dev/hda1 / ext2 defaults 1 1 /dev/hda2 /usr ext2 defaults,usrquota,grpquota 1 1

Per finire, bisogna creare i file quota.user e quota.group nelle partizioni interessate. Per assegnare una quota stabilita si usa il comando edquota:

edquota -u pippo

Questo comando apre l’editor vi permettendo di modificare la quota per l’utente pippo su tutte le partizioni che hanno quota abilitato:

Quotas for user pippo: /dev/hda2: blocks in use: 2594, limits (soft = 5000, hard = 6500) inodes in use: 356, limits (soft = 1000, hard = 1500)

Conviene controllare periodicamente che gli utenti non sforino la loro quota. Per questo si può usare cron e quotacheck: aggiungendo questa riga al crontab si ha un controllo settimanale sui filesystem:

0 3 * * 0 /sbin/quotacheck -avug

Indietro
Login

Avanti
Le reti