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Corso Introduzione a GNU/Linux - Livello base
Prodotta da Dinox PC Team

Login

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Di seguito la sequenza del caricamento fino all'operazione di Login via terminale:

POST Kernel LINUX
LILO Caricamento moduli
Mount FSCK
Avvio di INIT
runlevel
getty getty getty
login
password
user@localhost:$

Per prima cosa, init si assicura che ci sia un programma di getty per la connessione da terminale (o da console). getty ascolta al terminale ed aspetta che l’utente sia pronto a fare il login (di solito comporta che l’utente digiti qualcosa). Quando nota un utente, getty da in output un messaggio di saluto (che si trova in /etc/issue), chiede il nome dell’utente e, alla fine, fa partire il programma login. login prende come parametro il nome dell’utente, e chiede la password. Se corrispondono, login avvia la shell configurata per l’utente, altrimenti esce semplicemente e termina il processo (probabilmente dopo aver dato all’utente un’altra possibilità di inserire il nome e la password). init nota che il processo è stato terminato ed avvia una nuova getty per quel terminale.

4.1 Cosa fa login

login si occupa di autenticare l’utente (cioè di assicurarsi che il nome dell’utente e la password combacino), di configurare un ambiente iniziale impostando i permessi per la linea seriale e di inizializzare la shell.

Parte della configurazione iniziale consiste nel mandare in output il contenuto del file /etc/motd (sta per "message of the day", cioè "messaggio del giorno") e controllare la posta elettronica. Queste fasi possono essere disabilitate creando il file .hushlogin nella home directory dell’utente.

Se esiste il file /etc/nologin, i login sono disabilitati. Un file del genere viene di solito creato da shutdown e da comandi simili. login controlla la presenza di questo file, e se esiste non accetterà i login. Se esiste, login manderà in output il suo contenuto al terminale prima di uscire.

login tiene un log di tutti i tentativi di login falliti in un file di log di sistema (usando syslog). Tiene anche un log di tutti i login di root; entrambi possono essere utili per rintracciare gli intrusi.

4.2 Il controllo degli accessi

Tradizionalmente il database degli utenti è tenuto nel file /etc/passwd. Alcuni sistemi usano le shadow password ed hanno spostato le password in /etc/shadow. I siti con molti computer che condividono gli account usano il NIS o altri metodi per immagazzinare i database degli utenti: possono anche copiare automaticamente il database da una posizione centrale in tutti gli altri computer.

Il database degli utenti non contiene solo le password, ma anche altre informazioni sugli utenti, come il loro vero nome, le home directory e le shell di login. Queste informazioni devono essere pubbliche, in modo che chiunque possa leggerle, quindi le password sono criptate. Questo metodo ha un risvolto negativo: chiunque con accesso alle password criptate può usare un qualche metodo di decrittazione per leggerle, senza doversi collegare al computer. Con le shadow password si cerca di evitare questa possibilità, spostando le password in un altro file che risulta leggibile solo da root e le password sono comunque criptate. L'installazione del modulo di shadow password, su un sistema che non le supporta nativamente, può essere molto difficoltoso.

Con o senza le shadow password è importante assicurarsi che tutte le password del sistema siano valide, cioè non facilmente indovinabili. Per craccare (aprire, indovinare) le password si può usare il programma crack: qualsiasi password che esso riesce a craccare, per definizione non e’ valida! Come sempre, un ttol come crack viene usato dagli intrusi (a scopi pirateschi), ma anche dai sistemisti che vogliono evitare password facili da indovinare.

Il database dei gruppi degli utenti viene tenuto in /etc/group; per i sistemi con le shadow password può anche esistere il file /etc/shadow.group.

root di solito non si può collegare dalla maggior parte dei terminali di rete, ma solo da quelli elencati nel file /etc/securetty; ciò rende necessario avere accesso fisico ad uno di questi terminali. E’ comunque possibile collegarsi ad un qualsiasi terminale come utente normale ed usare il comando su per diventare root (vengono richiesti, ovviamente, i dati di accesso).

4.3 Login dai terminali

I login dai terminali (attraverso linee seriali) e dalla console (quando non si sta usando X, l'interfaccia grafica di Linux) vengono forniti dal programma getty. init avvia una getty separata per ogni terminale da cui sono consentiti i login. getty legge il nome dell’utente e avvia il programma login, che legge la password. Se il nome dell’utente e la password sono corretti, login avvia la shell. Quando la shell termina, cioè l’utente si scollega, o quando login termina perché il nome dell’utente e la password non corrispondono, init lo nota, e avvia un'altra copia di getty. Il kernel non ha nozione dei login, che vengono tutti gestiti dai programmi di sistema.

4.4 L’avvio della shell

Quando parte una shell di login interattiva, essa esegue automaticamente uno o più file predefiniti. Shell diverse eseguono file diversi. La maggior parte delle shell eseguono prima un file globale, ad esempio la Bourne shell (/bin/sh ed i suoi derivati eseguono /etc/profile, poi eseguono .profile nella home directory dell’utente). /etc/profile permette all’amministratore di sistema di impostare un ambiente comune per gli utenti, specialmente per quanto riguarda il PATH per includere le directory di comandi locali oltre a quelle normali. D’altra parte, .profile permette agli utenti di personalizzare il proprio ambiente superando, se necessario, quello predefinito.

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