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Dopo aver analizzato alcuni componenti passivi, tra i più
importanti, volgiamo la nostra attenzione verso quelli che sono
denominati componenti attivi. Si parla di componenti attivi quando
questi richiedono, per funzionare, una alimentazione e possono essere
in grado di erogare energia. I componenti passivi, invece, non
richiedono nessuna sorgente di alimentazione per funzionare ma non
sono in grado di erogare energia.
Il campo della componentistica attiva è davvero molto vasto ed in
questo ambito non ci proponiamo di certo di esplorarlo tutto.
Prenderemo in esame alcuni componenti che maggiormente ci interessano
e tratteremo il loro comportamento solo a grandi linee.
Il transitor
Tutti noi abbiamo qualche volta sentito parlare di "transistor".
Questo componente costituisce la base di tutti i moderni dispositivi
integrati; si pensi, ad esempio, alle CPU, ai chip video, alle memorie
ma anche ai più semplici circuiti integrati disponibili in commercio.
In realtà il transistor esiste in commercio anche come singolo
componente ed è proprio in questa forma che cercheremo di usarlo e di
capirne il funzionamento.
Il simbolo del transitor è visibile nella seguente figura:

I terminali evidenziati con le lettere B C E sono o tre punti di
contatto che fuoriescono dall'involucro di tutti i transistor. Questi
tre terminali vengono identificati dai nomi:
- Base (B)
- Collettore (C)
- Emettitore (E)
Oltre a questi dati occorre precisare che esistono due differenti
tipi di transistor a seconda della loro polarità. In questo caso si
distinguono transistor NPN e transistor PNP. Esiste anche una
differenza di simboli tra i due tipi di transistor:

Possiamo dire a grandi linee che il funzionamento dei due tipi di
transistor risulta invertito: mentre per un transistor NPN il
collettore va collegato al polo positivo e l'emettitore al polo
negativo del circuito, per uno PNP questi si invertono.
Dal punto di vista dell'aspetto del componente reale, il transistor
si può presentare sotto diverse spoglie anche in modo dipendente dalla
potenza che esso può erogare. I vari packages dove un transistor può
essere contenuto sono classificati con delle sigle che qui non
approfondiremo. Vi forniamo, invece, una foto dove potete vedere un
certo numero di transistor:

Le caratteristiche principali dei transistor, molto utili per
l'utilizzo che se ne deve fare sono visibili di seguito:
Caratteristiche limite di funzionamento del transitor
- Vce: rappresenta la massima tensione applicabile fra
Collettore ed Emettitore;
- Vbe: rappresenta la massima tensione applicabile fra Base
ed Emettitore;
- Ic: rappresenta la massima corrente che può attraversare
il Collettore;
- Ib: rappresenta la massima corrente che può attraversare
la Base;

Nella figura qui sopra possiamo vedere come sono sistemate le
variabili dette in precedenza e quale sia il verso delle correnti. In
figura sono visualizzate anche altre due tensioni, la Vbb e la
Vcc.
Le correnti di emettitore e collettore sono legate dalla seguente
relazione:
Ic = α * Ie
dove il parametro α dipende dal drogaggio e dallo spessore
della base (si tratta di considerazioni a livello microscopico): il
valore di α può anche superare 0.99 rendendo la corrente di
emettitore molto vicina, in valore, a quella di collettore.
Frequenza di taglio
Ogni dispositivo elettronico ed a maggior ragione un transitor, può
lavorare secondo le sue caratteristiche, solo entro un certo range di
frequenze. Al di fuori di questo range il comportamento del
dispositivo non è quello desiderato. La frequenza di taglio
rappresenta proprio la massima frequenza, oltre la quale il transistor
non presenta più una capacità di amplificazione del segnale. Tale
caratteristica è molto importante soprattutto se dobbiamo realizzare
amplificatori audio per frequenze elevate oppure un generatore di
funzioni.
Guadagno
Il guadagno, indicato in dB (deciBel) è la capacità di amplificazione
del transistor. Esso è legato alla frequenza del segnale: di solito
rimane costante fino ad un certo valore oltre il quale diminuisce
rapidamente. Questo valore limite è quello che viene definito
frequenza di taglio, come precedentemente indicato.
Se indichiamo con dIb una variazione della
corrente di base del transistor e con dIc la
corrispondente variazione della corrente di collettore, il guadagno è
dato da:
g = 20 log (dIc / dIb)
Esiste anche un guadagno statico di corrente del transitor. Questo
parametro, hFE, è legato al parametro α visto
in precedenza e vale 99 proprio quando α vale 0.99. L'hFE
rappresenta il legame fra corrente di collettore e corrente di base:
Ic = hFE * Ib
Considerazioni valide per i transitor
I transistor NPN e PNP hanno alcuni comportamenti fondamentali sempre
validi:
- Ic è circa uguale a Ie;
- Nei transitor NPN il verso delle correnti di collettore e base è
entrante mentre nei transistor PNP è uscente;
- Nel caso di funzionamento in zona lineare, sia nei transistor
NPN che PNP, la giunzione base-emettitore è polarizzata direttamente
mentre quella fra collettore-base è polarizzata inversamente.
- Applicando un segnale di ingresso alla base e prelevando un
segnale amplificato sul collettore si hanno due circuiti, come è
possibile vedere dalla figura seguente; un primo circuito, di
ingresso, collega la base all’emettitore ed un secondo, di uscita,
collega il collettore e l'emettitore.

Utilizzo
I transitor possono essere utilizzati in due modi diversi. Come
amplificatori oppure come interruttori. Nel primo caso si parla, in
generale, di elettronica analogica mentre nel secondo si parla di
elettronica digitale. Poter utilizzare il transitor in una o un'altra
modalità dipende dalla sua zona di funzionamento; per impostare tale
zona di funzionamento è necessario "polarizzare", attraverso opportune
correnti, il transistor stesso in una oppure in un'altra zona. Nella
figura seguente possiamo vedere la caratteristica di uscita di un
transistor NPN dalla quale possono essere individuate tre zone di
funzionamento:

- S = Zona di Saturazione. Questa zona di funzionamento è
utilizzata soprattutto nelle applicazioni digitali. Le giunzioni B-E
e B-C sono entrambe polarizzate direttamente e questo corrisponde
all'ON digitale (1).
- A = Zona Attiva. Questa è la zona che viene sfruttata
quando il transistor lavora come amplificatore. In questa regione la
giunzione B-E è polarizzato direttamente mentre quella B-C è
polarizzata inversamente.
- I = Zona di Interdizione. Questa zona di non
funzionamento corrispondente all'OFF digitale (0). Le giunzioni B-E
e B-C sono entrambe polarizzati inversamente col risultato che Ib ed
Ic sono nulle.
In questi casi, accade spesso che il transistor venga utilizzato
connesso a "emettitore comune", come visibile nella seguente figura:

Quando la tensione Vbe è negativa o nulla, essendo positiva la Vcc,
non si ha passaggio di corrente, dunque il transitor si trova nella
zona di interdizione. Un transistor lavora come amplificatore quando
la Vbe diventa maggiore di zero e quindi la giunzione base emettitore
è polarizzata direttamente. In questa zona si vengono a creare legami
approssimativamente lineari tra Ic ed Ib e le altre grandezze. Al
crescere di Vbe la corrente di base continua a crescere senza limiti;
quello che invece arriva al limite massimo è la corrente di collettore
non può mai superare la corrente Vcc / RL. Al crescere di
Vbe la tensione Vce, tra collettore e massa, scende fino a diventare
minore della tensione Vbe. In tali condizioni si ha Vcb minore di zero
e anche la giunzione base collettore diventa polarizzata direttamente
entrando così nella zona di saturazione.
L'impiego del transistor come amplificatore comporta il suo
utilizzo in zona lineare. Possiamo vedere cosa accade nella
esemplificazione nella figura seguente dove è visibile una
caratteristica di ingresso-uscita tipica di un transistor (abbiamo
visualizzato solo la zona lineare):

L’impiego del transistor come interruttore comporta il suo
funzionamento sempre nella zona di saturazione oppure in quella di
interdizione; durante la commutazione da uno stato all'altro
dell'interruttore (da ON a OFF oppure da OFF a ON) la zona lineare può
essere percorsa più o meno velocemente.
Un esperimento
Proviamo a realizzare il nostro primo circuito utilizzando un
transistor. Procuriamoci, anzitutto, un transistor NPN come ad esempio
un BC107 oppure un BC108. In questi transistor, una tacca sul corpo
indica il pin di collettore, di fronte ad esso il pin di emettitore ed
al centro la base:

Ci occorrono, poi, due resistenze da 1/2 watt, del valore di 220
Ohm e di 1,5 KOhm, un diodo led (quelli emettitori di luce) ed una
batteria da 9V. Il diodo led ha un suo verso che se non viene
rispettato esso non si accende; il led necessita di circa 1,5V per
potersi accendere alla massima luminosità. Per individuare il verso
giusto del led, occorre osservarlo in trasparenza: al suo interno, i
due elettrodi hanno una forma diversa. L'elettrodo più piccolo è il
catodo (K) e va collegato al polo positivo mentre quello più grande va
collegato al negativo ed è denominato anodo (A).
Cominciamo a saldare assieme i pochi componenti utilizzando il
saldatore ed un po' di stagno oppure possiamo usare quelle basette di
test piene di numerosi buchi connessi tra loro. Iniziamo ad
individuare i pin del transistor e colleghiamo l'emettitore al polo
negativo della batteria. Colleghiamo, al collettore, la resistenza da
220 Ohm. L'altro capo di tale resistenza va collegato all'anodo del
diodo led. Il catodo del diodo led lo colleghiamo al positivo della
batteria. Prima di terminare il circuito, come visibile nella figura,
abbiamo già connesso il diodo led e la giunzione CE alla pila, ma come
vedete il led rimane spento...

In effetti non abbiamo fornito ancora alcuna tensione alla base del
transistor. A questo punto saldiamo la resistenza da 1,5 KOhm alla
base del transistor e l'altro capo della resistenza colleghiamolo al
polo positivo. Il led dovrebbe accendersi!
Il fatto di aver connesso la resistenza di base alla tensione
positiva porta lo scorrimento di una debole corrente nel circuito di
base. Tale corrente "innesca" una corrente maggiore nel circuito di
collettore che farà accendere il led. Praticamente con una corrente di
pochi milliampere che entra nella base, possiamo comandare una
corrente di alcune centinaia di milliampere nel circuito di
collettore: in questo caso stiamo sfruttando il transistor come un
amplificatore di corrente.
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